Verso l’ignoto e oltre

Ci sono cose che sappiamo di sapere. Così come ci sono cose che sappiamo di non sapere. Ma ci sono anche cose che non sappiamo di non sapere. Donald Rumsfeld, segretario della difesa americano negli anni ’70, le classificava in questo modo:

  • known knowns;
  • unknown knowns;
  • unknown unknows.

Le conoscenze note (known knowns) costituiscono la nostra esperienza del mondo reale. Quelle ignote sono il campo in cui ci è possibile espandere il nostro sapere. E siccome crescere significa sostanzialmente imparare cose nuove, è questo lo spazio in cui coltivare la nostra crescita personale. Il terzo gruppo è qualcosa a noi completamente ignoto, e di cui in linea totalmente teorica non potremmo neppure argomentare. Ma, osserviamo il grafico qui sotto.

Questo rappresenta il campo delle nostre conoscenze. Appare evidente come le cose a noi note di cui non abbiamo esperienza siano in qualche modo connesse con il nostro bagaglio di sapere. Ovvero, sappiamo di non saperle, ma le conosciamo a un certo livello di profondità da comprendere di non saperle allo stesso modo di quanto costituisce la nostra esperienza. Per esempio, io so di saper suonare il piano, e so che ci sono diversi aspetti della musica jazz che conosco, ma di cui non sono ancora pratico, ovvero di cui ignoro la corretta applicazione. Insomma, non so suonarle, ma so riconoscerle. So, però, come acquisirne la conoscenza. In questo caso, come nella maggior parte dei casi, il percorso passa attraverso la ripetizione del noto e l’esplorazione dell’ignoto attraverso un processo di prove ed errori.

La crescita si manifesta quando partiamo da un punto A per arrivare a un punto B. Espandendo la nostra osservazione alle conoscenze che non sappiamo di non sapere, ovvero le non-conoscenze, ci troviamo davanti a un enorme paradosso e una gigantesca opportunità di crescita.

Queste cose che non sappiamo di non sapere sono confinanti con quelle che sappiamo di non sapere. Con queste hanno in comune l’esserci ignote, ma differisco nel livello di conoscenza a noi noto. All’interno infatti troviamo conoscenze connesse alla nostra esperienza del mondo, mentre all’esterno ci sono conoscenze completamente separate da questa. L’unico modo di raggiungerle è abbracciare con fiducia la serendipità.

Il campo delle conoscenze ignote è quello dove ogni giorno seminiamo per raccogliere i frutti della nostra crescita personale. Nel campo delle non-conoscenze ignote ci possiamo avventurare solo riservando una quota della nostra semina, ovvero di tempo, energia e attenzione, a quanto sta oltre quello che sappiamo di non sapere. Guardando oltre quello che vediamo. Esplorando il campo delle possibilità. Fantasticando, ipotizzando, agendo sulla semplice base del nostro intuito. Sospinti dalla pancia. O dal cuore, a seconda delle preferenze.

Ignorare questo campo significa limitare le nostre possibilità di crescita.

Nel momento in cui smettiamo di ignorarlo, il nostro cerchio si espande.

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