Ritorno al futuro

Ci sono tre modi per prepararsi al futuro: rimuginando su ieri, lavorando su oggi, e pianificando domani. C’è poi una quarta via, parecchio più lunga e contorta, ma che davvero aiuta a cambiare quanto non piace e rendere oggi più simile a quel domani che ci piacerebbe: immaginare il dopo di dopo di dopo di domani.

Partiamo da un fatto: se neppure sei capace di immaginartelo, il tuo futuro sarà difficilmente simile a come lo vuoi. In questo difficile periodo per molti di noi il tempo per pensare si è notevolmente ridotto, così come il tempo per tante altre cose, che se non si è ristretto è stato brutalmente spazzato via. Per uscire da questa pandemia che ci portiamo dentro è utile guardare oltre. Ma tanto oltre, eh!

Ecco alcune delle domande che mi sto facendo in questi giorni:

  • Dove vivrò fra 10 anni?
  • Che lavoro farò fra 5 anni?
  • Quali passioni voglio coltivare prima di morire?

Ce ne sarebbero altre, ma queste sono ricorrenti. Ce le avevo l’anno scorso e ce le avevo due anni fa. E ce le avevo anche l’anno prima. Sono fra quelle che mi hanno portato a sviluppare il mio Planner per un anno memorabile.

Nel corso di questa settimana ho visto trattare questo approccio in due occasioni diverse. In un articolo l’ho ritrovato definito future-back (ritorno al futuro) e descritto come un modo di ragionare utilizzato dagli imprenditori visionari in contrapposizione al classico present-forward, in cui il futuro è determinato da quello che avviene oggi. L’ho poi visto suggerire da un imprenditore come un modo per motivare gli ingegneri al lavoro su un nuovo prodotto: “Immaginiamo cosa si potrà fare in futuro che oggi non è possibile”.

Una volta visitato un futuro migliore, quando torni indietro sei spinto a condividere con gli altri quello che hai visto, e questo ti porta ad agire per ricreare quel futuro nell’attuale presente. Tu ci sei stato nel futuro?

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