Programmare il cervello

Qualche giorno fa un’amica in fase di cambiamento mi ha aiutato a riflettere su alcuni temi che oggi ti condivido a corollario dell’articolo Vibrare ad alta frequenza(che puoi scaricare sotto forma di ebook da Kindle, Kobo e Apple Books). Nello specifico, lei vorrebbe cambiare ambito professionale, in cerca del lavoro della propria vita. Essendo però impegnata in un campo diverso da quello in cui vorrebbe lavorare, per il momento si accontenterebbe di cambiare settore. Io le ho detto che sbaglia, e che dovrebbe cercare invece il lavoro della propria vita. E sul perché siamo andati avanti un paio d’ore.

Il punto è semplice: per arrivare in un posto devi innanzitutto volerci andare. Poi magari non ci arrivi, ma ci vai vicino. Se però punti ad andarci vicino, al massimo arrivi vicino. E magari neppure lì. E in ogni caso, se parti per arrivarci, alla peggio avrai fatto un pezzo di strada per arrivarci, che significa essere più vicini a dove vorresti andare davvero.

Voglia di vincere

Prendiamo quello che sta succedendo all’Internazionale. È arrivato un nuovo allenatore – che non nominerò perché mi provoca conati di vomito, ma tecnicamente parlando è uno buono – che quando gli è stato proposto di allenare la Beneamata ha preteso che ci fosse «almeno l’un per cento di possibilità di vincere». Ora, in questo campionato per l’Inter vincere significa che almeno un paio di altre squadre, a oggi messe meglio, compiano qualche passo falso e che tutti, società, giocatori e tifosi, si muovano all’unisono e diano più del massimo.

E così, tutti quelli che hanno creato problemi in precedenza sono stati messi alla berlina. Poi sono stati presi giocatori nuovi che in pubblico hanno dichiarato di aver scelto questa squadra per vincere. Ci mancherebbe altro, eh, di solito si fa così, ma non era così scontato che tutti dichiarassero questo.

Poi ci sono quelli che sono rimasti, che intervistati sostengono puntualmente di puntare a vincere qualcosa. Ora, negli anni passati l’obiettivo dell’Inter era arrivare nei primi quattro posti per partecipare l’anno seguente alla Champions League. Quest’anno, con la squadra tutta nuova, loro che negli ultimi due anni sono arrivati quarti per il rotto della cuffia, vogliono vincere. E la società, visto che l’obiettivo non è più un piazzamento, ma vincere, che ti fa? Toglie il premio per il piazzamento. Il premio ve lo beccate se vincete.

Si comincia, e l’inno della squadra, Pazza Inter, che sintetizza in una parola il DNA di una squadra da cui non sai mai che aspettarti, ma di cui è impossibile disamorarsi, viene sostituito con un’altra canzone che era divenuta una specie di secondo inno, C’è solo l’Inter. Niente più pazzie. Ora, è chiaro che vincere è quasi impossibile anche quest’anno, ma tutti ora lavorano in quella direzione. Ogni dettaglio è curato in quest’ottica. A partire dalla comunicazione, che ha studiato una campagna mediatica caratterizzata dall’hashtag #notforeveryone (non è da tutti) e inanella uno dopo l’altro video epici dei propri giocatori (non a caso l’account YouTube dell’Inter è divenuto quello più seguito in Italia e il 6o in Euroa nel mese di agosto).

Cos’è cambiato? Che ora vincere non è più quasi impossibile, ma quasi possibile. La differenza è poco, ma cruciale. E tutto questo perché l’allenatore, il cervello della squadra, la sta guidando a botte di doppi allenamenti e calci nel sedere tutti i giorni in quella direzione.

In termini di possibilità di vincere, nulla è cambiato, ma ora ogni singolo muscolo del cervello di giocatori e società lavora per quello.


La dieta per vincere

Da allenatore anche io ero così, e i risultati ci hanno quasi sempre premiato. Un altro campo in cui ho sperimentato questa tecnica è quello della dieta. Quattro anni fa ho perso 13 chili in pochi mesi. È stata dura, ma da allora in poi il mio rapporto con la salute è cambiato. Ora, i motivi per cui agiamo sono essenzialmente due:

  • ci piace quello che facciamo;
  • ci obbligano a farlo.

La dieta diremmo che la si fa perché ti ci obbligano: nessuno fa la dieta perché gli piace, no? Sbagliato. A volte avvertiamo una specie di dovere nel fare, ma a conti fatti o è una scelta (che sentiamo dovuta perché allineata ai nostri ideali) o non ci è possibile sotttrarci, neppure accettando tutte le conseguenze che ne deriverebbero. Ora, ti metteresti a dieta per piacere? No. Però ti piace meno l’idea della dieta che l’alternativa, e quindi ti fai piacere la dieta. Quando poi inizi a perdere peso, ti piace un po’ di più.

L’errore più grosso che commette chi inizia una dieta è porsi come obiettivo la perdita di peso. Il peso è solo un’indicatore di prestazione: ti dice se ti stai muovendo nella direzione giusta. L’obiettivo è avere un corpo funzionale per quello che ci devi fare, ovvero vivere e realizzare i tuoi progetti. Per arrivarci devi mangiare in modo adeguato e fare attività fisica. Come ci arriviamo? Pensando in positivo.

Dallo scorso agosto ho eliminato quasi del tutto dalla mia dieta latte e derivati, cibi cotti al forno e preparati, cereali tranne riso e grano saraceno, e altre sostanze di cui ho fatto ampio uso in passato. Mi concedo qualche pausa per mangiare la pizza e vivere una vita sociale. Sto seguendo una dieta folle che potrebbe curare la mia artrite, ma anche no, ma valeva la pena provare. Siccome è una dieta quasi impossibile, penso io, chi te la propina ha inventato diverse ricette sfiziose per mangiare cose sane. Per esempio, oggi faccio colazione con una crema a base di frutta secca, frutta di stagione e yogurt di soia accompagnata da the con il latte di riso o mandorla e biscotti di riso fatti in casa con un preparato, tuorlo d’uova e margarina al posto del burro. È tutto molto buono ed è pure soddisfacente. Ho comprato una vaporiera per cucinare, e fa un pesce decisamente migliore di quello del forno. Sto scoprendo ricette e cibi di cui ignoravo l’esistenza. Pur essendo una dieta massacrante, posso dire che la sto seguendo con piacere (o quasi).

Il punto qui è che per digerire una dieta impossibile devi avere sempre qualcosa “di buono” da mangiare. Sostituire i preparati con cose cucinate è difficile, ma ho trovato mille ricette da cinque minuti e ci sto lavorando.

Ho capito che per fare bene una dieta devi iniziare a pensare positivo. Perché le parole contano. E poi devi lavorare sulle abitudini. Per esempio, bere un bicchiere di acqua prima di mangiare ti riduce la fame, mangiare la frutta fuori dai pasti idem e inoltre diminuisce la quantità di grassi che accumuli dopo aver mangiato, perché gli zuccheri sono la prima cosa che bruci, e studiando come combinare al meglio i cibi fra di loro puoi ridurre l’accumulo di grassi e migliorare la digestione.

All’atto pratico, mangiare in modo salutare significa domandarci, prima di metterlo in bocca, di cosa sia costituito e da dove arrivi quello che stiamo per deglutire. E poi agire di conseguenza. Che, letteralmente, siamo quello che mangiamo. E anche studiare cosa contengano i cibi e come alimentarsi al meglio, cosa mangiare e quando e che tipo di attività fisica svolgere per smaltire quello che assumiamo ed eliminare le tossine.

Margini

Come nel caso della squadra di calcio, così anche per la dieta la cosa più importante è che tutti remino nella stessa direzione. Fino a qui siamo tutti d’accordo, ma non è proprio così. La cosa più importante sono le azioni che compiamo, attraverso le quali traduciamo in pratica le nostre intenzioni.

Vista in un altro modo, le azioni sono lo strumento attraverso il quale esercitiamo la nostra energia vitale, la Forza che ci guida, di cui ho ampiamente trattato in Vibrare ad alta frequenza. Il problema è che viviamo in una società nella quale ogni nostra azione è impedita da un agente di distrazione.

Come affrontare questi nemici? A essi si può rispondere solo mantenendo la nostra attenzione sul nostro obiettivo. O, ancora meglio, ponendo attenzione alle azioni che compiamo. A ogni singola azione. Che poi significa vivere nel qui e ora.

Per allenarci a fare questa cosa è utile imparare a praticare la meditazione. Quando mediti scegli in ogni momento di meditare, indipendentemente da quello che succede attorno e dentro di te. Scegli un oggetto, un mantra, o una parte del tuo corpo su cui focalizzare l’attenzione e ti alleni a mantenerla su quello. Stai attento a stare attento.

Poi ti distrai, e ricominci da capo.

Tecnicamente, quello che fai ogni volta che ti distrai, all’inizio, e poi quando stai per distrarti è prendere fiato – letteralmente – e rispondere al pensiero, al rumore o alla persona che sta provando a distrarti che ora no, non puoi, sei concentrato su altro. È in quel margine, fra quando la distrazione si presenta e quando riprendi il controllo, che hai la possibilità di scegliere fra lasciarti sedurre dall’agente di distrazione o rimanere fedele alla tua intenzione di meditare.

Conclusioni

Creare dei margini fra quello che accade e come rispondiamo significa passare da reagire agli accidenti della vita ad agire nei confronti di quelli sulla base del programma di valori e ideali che abbiamo elaborato in precedenza e tradotto nel nostro piano di vita.

Reagire è lasciarci travolgere dal lato oscuro della Forza. Agire è essere consapevoli della Forza e lasciare che essa fluisca luminosa attraverso di noi e si manifesti nelle nostre azioni. Se non hai letto l’ebook Vibrare ad alta frequenza mi rendo conto che sia un concetto un po’ ostico e che appaia semplicistico, ma ti assicuro che non lo è: quando riesci a essere consapevole delle tue azioni, allora significa che il tuo cervello è programmato per vincere.

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