Realizzare progetti impossibili

Questo articolo contiene diverse digressioni e storie personali. Si capisce alla fine, ma più che capirlo ti stimolerà a realizzare i progetti più complicati che hai messo da parte.

Nelle ultime settimane ho speso del tempo fra Reddit e YouTube a condurre ricerche prima sul pianoforte digitale, poi sull’armonica e infine sulla teoria musicale. Questo perché iprendere a suonare è uno dei progetti che ho incluso nel mio piano per un anno memorabile. Fra i tanti progetti che ognuno di noi ha ce ne sono alcuni che giacciono in un cassetto perché troppo complicati da realizzare. Per esempio, io dove lo trovo il tempo per suonare? Invece questi progetti impossibili sono brani con uno spartito affollato, pieno di diesis, bemolli e bequadri, magari in 6/8 e con un sacco di note segnate. Complicati solo a prima vista, ma se conosci le basi diventano fattibili e al massimo eccitanti sfide.

Digressione #1: storia di un gatto che suonava la tromba

Da bambino, quando il maestro mi assegnava spartiti complicati mi deprimevo. La teoria musicale l’avevo studiata sui testi sacri del settore e mandata a memoria solo ed esclusivamente perché dovuto. Non parliamo del solfeggio, che sono stonato come pochi e quando dovevo solfeggiare in gruppo morivo dalla vergogna. Ora, devi sapere che dopo cinque anni di chitarra classica sofferti fra un barré e l’altro che mi segnavano le dita, durante l’estate della quinta elementare i miei genitori mi portarono all’arena estiva a vedere gli Aristogatti e io decisi che avrei imparato a suonare la tromba per diventare un musicista jazz. Recentemente ho scoperto che la canzone “Tutti quanti voglio fare jazz” in originale si chiama “Everybody wants to be a cat” ed è in realtà uno swing, non jazz. Quindi ora studio per per re-incarnarmi in un gatto musicista.

Successivamente suonai la tromba in una banda per anni, perché così avevo diritto a lezioni gratis da un maestro di conservatorio; studiai tromba alla Civica Scuola di Musica di Milano; presi lezioni da un maestro di musica che suonava la tromba jazz; e infine iniziai anche a studiare il piano. Un giorno la tromba lasciò il posto al calcio, a causa della coincidenza degli impegni. E il piano sparì da casa perché lo suonavo solo di sera, rifiutandomi di usare “la sordina” (vade retro!). Comprai una tastiera – che in realtà era un sintetizzatore – e iniziai a suonare con gli amici, scoprendo presto che suonare la tastiera in una band metal non c’entrava nulla con la mia musica. Che lentamente svanì in uno sfumato.

Cinque anni fa ho comprato un’armonica e ho iniziato a studiarla, ma dopo l’arrivo del secondo figlio e il trasloco è finita in uno scatolone. Recentemente ho aperto quello scatolone e coincidenza ho scoperto che la mia vecchia tastiera (prestata a mia nipote, che oggi ha comprato un piano) vale ancora un sacco di soldi, e la sto dando dentro (svendendola, sic) per un piano digitale, avendo deciso di riprendere a suonare. Così ho iniziato a fare un ripassino della teoria musicale e mi sono iscritto ad alcune community su Reddit, scoprendo che Internet ha reso imparare la musica molto più semplice. Cercando su Youtube alcune guide mi sono imbattuto in una serie di video che mai – dico MAI – avrei pensato di aver bisogno di vedere. He ho visto uno perché la copertina era di quelli che piacciono a me, ovvero bianca con solo il titolo e un colore: Teoria musicale: le scale. Siccome in precedenza avevo visto un video sul perché studiare le scale (non ricordo perché), mi sono detto ok, due minuti. Poi ho consumato tutta la serie di Dennis Giorgi, docente senza un sito per vendere (o almeno io non l’ho trovato) che spiega la teoria musicale in breve, con colori e analogie simpatiche e utili. Questo mi ha illuminato, e ho pensato che come la teoria musicale supporta tutta la musica, allo stesso modo in tante cose che ho fatto e faccio nella vita alla base c’é una semplice teoria. Anche le cose più complicate sono costruite su strutture molto semplici.


Digressione #2: il jazz e le startup

Qualche tempo fa ho lavorato alla promozione del libro di Gabriele Valli “Startup in jazz”. Non gli avrei dato due lire, ma era lavoro e ne avevo bisogno. Benché la scrittura non sia eccezionale, e i contenuti siano abbastanza standard, la chiave in cui il testo è scritto mi ha affascinato. E d’altra parte, il jazz è nelle mie corde, ricordi? Cosa sia questo benedetto jazz te lo lascio spiegare dal più grande jazzista di tutti i tempi, Louis Armstrong (guarda a caso suonava la tromba!):

Cos’è il Jazz? Amico, se lo devi chiedere, non lo saprai mai.

Louis Armstrong

Il messaggio del libro di Gabriele è che se vuoi fare startup devi essere capace di improvvisare, come nel jazz. Le startup sono iniziative di business che attraverso anni di ricerca e sviluppo mandano gambe all’aria i leader del mercato in cui operano. Day by day, i ragazzi che avviano nuove imprese devono verificare che la soluzione da loro individuata a un problema percepito sia effettivamente migliore di tutte le altre già esistenti, e dimostrare che loro siano le persone migliori per venderla al mercato di riferimento identificato. Prima di avere successo, passeranno attraverso mille imprevisti, e davanti a questi sarà necessario improvvisare. Cito Gabriele:

La filosofia Jazz si fonda su tre capisaldi: improvvisazione, band e divertimento. Il jazzista può improvvisare perché conosce molto bene la musica e il suo strumento, non ha paura di sbagliare e, quando inizia, pur avendo un’idea di ciò che farà, sa benissimo che quello che uscirà fuori dall’esibizione sarà qualcos’altro, un evento unico che cambierà la sua vita e quella di chi vi parteciperà.

Gabriele Valli

Come i jazzisti, le startup improvvisano perché conoscono a perfezione la musica. Ma che significa conoscere alla perfezione la musica?

Digressione #3: l’armonia musicale

Ogni brano, anche il più difficile, poggia su tre macro strutture. Non so se sia il termine corretto da usare, ma vediamo quali sono:

  1. Le scale. Ce ne sono diverse, ma le più usate sono le maggiori e minori. Una scala è sempre composta di 7 note. Le maggiori hanno questo schema: Tono – Tono – Semitono – Tono – Tono – Tono – Semitono. Per conoscere tutte le scale maggiori, devi solo sapere questo e applicarlo alla nota iniziale. Le scale definiscono le note che puoi usare (quando suoni in quella scala). Per esempio Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si (scala di Do maggiore).
  2. Gli accordi. Anche questi sono costruiti con degli schemi, che a loro volta poggiano sulle scale. Gli accordi più usati sono le triadi, che vengono costruite partendo dalle note di una scala e aggiungendo la terza e la quinta nota a partire da quella che dà il nome all’accordo. Per esempio: Do-Mi-Sol, Re-Fa-La e così via. Se conosci le scale, conosci gli accordi.
  3. Le tonalità. Ovvero, le regole per avere un’armonica combinazione di suoni basata sulla scala di riferimento.

Sul sito di Paolo Parrella dedicato a jazz e affini musilosophy.com ho trovato un’ottima sintesi:

[…] ogni brano è impostato su una scala o tonalità nel senso che usa fondamentalmente, e a volte esclusivamente, le note di quella scala maggiore o minore. Tutti gli accordi vengono costruiti ad intervalli di terza sopra ogni nota o grado della scala; la melodia usa quasi esclusivamente le note della scala ma soprattutto le note dell’accordo su cui si trova; gli accompagnamenti infine usano anche essi note dell’accordo. Grazie a tutta questa armonia viene fuori il piacere della musica.

Paolo Parrella

Ci sono poi altri elementi, come le progressioni, i giri armonici, le cadenze e così via, ma… indovina un po’? Si poggiano su tonalità, accordi e scale.

Digressione #4: una cosa molto importante ho scordato di dirti

Quando conosci le basi della teoria musicale, che è un po’ come la matematica o poesia, allora puoi improvvisare, ovvero suonare le note che vuoi all’interno di una scala che utilizza determinati accordi con i quali sai come creare l’armonia che desideri. Ovvero, qualunque brano tu voglia suonare, qualunque progetto tu voglia realizzare, sai come muoverti, anche se non sai nulla di quel progetto.

Oppure puoi rompere le regole e creare qualcosa di nuovo. Manco a dirlo, per romperle devi conoscerle ancora più in profondità. Hai presente Ghostbusters?

Dopo uno dei primi “arresti” di fantasmi, risucchiati dai flussi degli acchiappafantasmi inventati da Egon, Ray si rende conto di aver distrutto un grande tavolo con il proprio raggio protonico. Egon avverte allora la necessità di ragguagliare Peter, il capo del team, sulla propria invenzione.

EGON: Una cosa molto importante ho scordato di dirti.

PETER: Quale?

EGON: Mai incrociare i flussi.

PETER: Perché?

EGON: Sarebbe male.

PETER: Faccio sempre confusione tra il bene e il male, che intendi per male?

EGON: Immagina che la vita come tu la conosci si fermi istantaneamente, e ogni molecola del tuo corpo esploda alla velocità della luce.

RAY: Inversione protonica totale!

PETER: E quello è male. Okay, è un importante ragguaglio, grazie, Egon.

Quanto i quattro si ritrovano davanti al mostro finale, Gozer il distruttore che ha assunto le sembianze dell’omino Michelin, e non sanno più che pesci pigliare per sconfiggerlo, non resta che improvvisare:

EGON: Ho un’idea radicale. Il processo è reversibile. Noi possiamo invertire il flusso di particella.

RAY: Come?

EGON: Incrociando i flussi.

PETER: Scusami, Egon, non dicesti che incrociare i flussi era male?

EGON: Non c’è che incrociare i flussi.

PETER: Eh, metti a rischio le nostre vite e quella della nostra cliente, cara signora che ci ha pagato in anticipo prima di diventare cane.

EGON: Non necessariamente. Decisamente c’è una lievissima probabilità di sopravvivere.

PETER: Come mi piace questo piano! E mi eccita farne parte! Facciamolo!

Fine delle digressioni

Qualunque progetto impossibile tu abbia davanti, studia le basi, approfondiscile, e vedrai che sembrerà meno complicato. Del resto, nessun sogno è fatto per stare chiuso in un cassetto. E quando dovessi davvero trovarti davanti all’impossibile, prova a incrociare i flussi! C’è decisamente una lievissima possibilità che tu abbia successo.

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