Personal branding per esseri umani

Dovremmo tutti imparare un po’ di personal branding per coltivare le nostre vite. Il personal branding è collegato con il nostro essere, visto che è personale. È l’espressione più pura di quell’un per cento che ci rende completamente differenti dal resto del genere umano. Unici. Quello che, se beviamo io e te un bicchiere d’acqua, è diverso.

Riccardo Scandellari, amico e uno dei principali esperti del tema, lo definisce così:

Il personal branding consiste nella comprensione e valorizzazione delle capacità e qualità personali, attraverso un’adeguata comunicazione a un pubblico interessato.

Non mi ritrovo fino in fondo nella definizione di Riccardo, ma tolto di torno il pubblico ci siamo. Perché il pubblico è sì funzionale alla realizzazione di un progetto, ma non ha nulla a che fare con l’espressione della personalità di ognuno di noi, che è quello che mi interessa qui.

Il personal branding si è diffuso perché il digitale e i social network hanno messo a disposizione di chiunque strumenti una volta a discrezione delle aziende. Dei brand. Funziona perché si basa su solide basi di marketing. Se però gli leviamo la necessità di definire un target a cui vendere il nostro prodotto, allora sì che la faccenda si fa interessante.

Come creare il proprio brand

Aristotele diceva su per giù che siamo quello che facciamo. E come dargli torto? Se dici che sei uno scrittore e non scrivi, non sei uno scrittore. Se dici che sei un pugile e non combatti, non sei un pugile. Non sei esperto di una cosa se non hai avuto esperienza con quella. Semplice, no?

Sembra di no. Ecco la mia definizione di personal branding: allineare le proprie azioni con i propri valori.

Per coltivare il proprio personal branding è necessario passare attraverso tre fasi:

  1. Definizione di noi stessi, dalla quale non possiamo prescindere per raccontare e vivere la nostra storia, perché se non ci siamo mai chiesti chi siamo davvero e non ci siamo mai descritti con le nostre parole, come diavolo possiamo pretendere di essere quello che manco sappiamo di essere?!?!?!???! Tutt’al più, possiamo essere una mezza idea di noi stessi.
  2. Analisi e scelta dei propri valori, che si compie tirando una riga nella sabbia e decidendo cosa sta dalla nostra parte e cosa no, perché fino a quando continuiamo a occuparci di mille cose che non c’entrano con noi stessi, fino a quando continuiamo a dire sì agli altri e no a noi stessi non abbiamo alcuna chance di essere riconosciuti per quell’un per cento che ci rende unici;
  3. Execution execution execution, ovvero definire un piano di vita che ci aiuti a esprimere in azioni concrete il nostro io e farsi un mazzo tanto per realizzarlo ogni sacrosanto giorno.


L’ostacolo più grosso

Com’è che questa cosa accade così raramente? Che la gente non fa quello che è? Che la mia passione per il giardinaggio e la tua per la musica sono affidate alla casualità e non sono invece espressione quotidiana del nostro personal brand?

È che viviamo nella società della distrazione e siamo oramai abituati a prestare più attenzione a quello che capita anziché a ciò che vogliamo capiti.

Puoi definire il tuo personal brand solo se rimuovi le distrazioni che ti impediscono di concentrarti su te stesso.

Quando navighiamo su Internet o giriamo per la strada siamo costantemente bombardati da messaggi di persone che ci dicono cosa fare. Ti capita anche quando leggi il mio blog: hai finito l’articolo? Bene, ora condividilo con gli amici e poi iscriviti alla newsletter. Ti può capitare che te lo ripeta anche nel bel mezzo di un articolo o mentre stai per chiudere il browser. Ben inteso, lo faccio perché se stai leggendo queste cose qui do per scontato che tu sia interessato a continuare a leggere il mio blog e so che in una società del genere l’unico modo di stabilire una relazione fra me e te è scriverci di tanto in tanto, come si faceva una volta quando stringevi un’amicizia al mare.

Non è possibile rimuovere tutte le distrazioni che ci impediscono di vivere il nostro personal brand, ma possiamo non prenderle in considerazione. Rispondere cortesemente che no, che abbiamo altro di più importante a cui dedicarci. Così, quando mi hanno proposto di lavorare 14 ore al giorno in cambio di una notevole quantità di soldi, ho risposto che no grazie, la mia attività di papà ha la priorità sul tipo di macchina che posso permettermi.

Benefici del personal branding

Vivere secondo le nostre intenzioni è l’unico modo per esprimere il nostro personal brand, dimostrando nella vita di tutti i giorni i nostri valori. Se non scegliamo di essere quello che siamo e ci limitiamo a vivere la vita che ci chiedono il capoufficio, nostra moglie e i cartelloni pubblicitari lungo la strada per andare al supermercato, l’unica vita che ci ritroviamo a vivere è una mezza idea di noi stessi.

I benefici del personal branding sono molteplici, ma in breve ecco cosa ci si guadagna a essere se stessi:

  1. Le persone si fidano di te, perché riconoscono la tua autenticità;
  2. Il tuo valore cresce e gli altri ti vedono come esperto della tua vita, una persona che sa quello che vuole;
  3. Sei unico, agli occhi di chiunque altro sei differente da tutte quelle persone che cercano di essere uno stereotipo che funzioni;
  4. Sei autentico, perché sei te stesso e non quello che ti hanno chiesto di essere gli altri;
  5. Sei un riferimento per gli altri, perché con la vita ti ci sei sporcato le mani anziché startene lì a guardarla spalmato sul divano;
  6. Sei un esperto delle cose di cui hai fatto esperienza, perché gli altri sono rimasti a guardare e tu invece ti ci sei sporcato le mani;
  7. Attrai opportunità, perché la tua unicità è un miele che attira le persone con i tuoi stessi valori e un faro per chi ne ha bisogno.

Quello che tocca fare è alzarsi la mattina e guardarsi allo specchio per vedere se siamo quello che siamo e questo accade solo se il giorno prima ti sei sforzato di agire secondo i valori che definisco il tuo un per cento. A me lo specchio ha smesso di rimandarmi indietro quell’immagine mostrificata che ci vedevo qualche tempo fa, anche se ho ancora qualche problema con l’acconciatura. Non sono quello che mi immaginavo di essere, ma sono quello che sono e non mi faccio più paura. Anzi, mi diverto. Che poi nella vita è tutto.

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