Durante un incontro per definire la strategia di comunicazione di un progetto, uno dei miei clienti ha tirato fuori il proprio iPhone e ha iniziato a controllare le notifiche, interrompendo il meeting per rispondere a email e telefonate “importanti”, e per mostrarmi un video registrato quella mattina che c’entrava solo parzialmente con quello di cui ci stavamo occupando. Il mio, di iPhone, stava nella tasca della giacca, con la suoneria disattivata. Quello che ne ho dedotto è che il progetto a cui stiamo lavorando non è poi così importante per il mio cliente. Almeno, non così tanto da dedicare la sua totale attenzione a esso durante una riunione in cui si discute, per l’appunto, di esso.

Entrambi, durante questo incontro, avremmo dovuto avere il telefono in modalità non disturbare se non addirittura in modalità aereo. Perché non ce l’avevamo? Chiedermi questo mi ha riportato alla mente una riflessione di Patrick Rhone sulla nostra esistenza online.

Essere online

Quanto tempo della nostra vita trascorriamo online? A sufficienza da aver un alter ego virtuale. Uno che magari non è timido come noi, che a volte ha più tempo di noi, e che di certo ha molti più “amici” di noi. Ammesso e non concesso che questi amici online siano la stessa cosa degli amici come abbiamo imparato a conoscerli offline. Le persone con cui abbiamo a che fare online sono infatti diverse perché online è una vita diversa.

La nostra esistenza online è definita in opposizione a quella nel mondo per così dire disconnesso. Come in Matrix, ci sono due realtà: una analogica e una digitale, e per passare da una all’altra non dobbiamo fare altro che connetterci.

Essere online oggi significa tenere gli altri aggiornati su ogni cosa che facciamo. Ogni volta che ci passa qualcosa per la mente, aggiorniamo Facebook o postiamo su Twitter. Quando vediamo qualcosa che cattura la nostra attenzione, lo instagrammiamo o giriamo un video per YouTube, quando non cose più sofisticate come Snapchat o uno di quei servizi di streaming per video di pochi secondi di cui non ricordo il nome perché durano tutti una manciata di mesi. Nei social network stocchiamo brandelli della nostra vita a uso e consumo delle aziende che ci tracciano in ogni cosa che facciamo sul web, così da intortarci con le proprie promozioni e farci spendere tempo ed energia — le uniche risorse finite di cui disponiamo — in oggetti che forse sì ci potevano interessare, ma ci dovevamo ancora pensare. Compriamo e leggiamo non quello che ci interessa, ma quello che ci viene proposto da chi ha comprato i nostri dati.


Non essere online

Questa realtà virtuale in cui viviamo possiamo però controllarla se ci “risvegliamo”. Questo risveglio ci consente di trasmigrare in quella dimensione che Jason Rehmus, scrittore ed editor, ha definito nonline introducendo così un nuovo vocabolo nel nostro dizionario:

nonline or non-line (adj.): No longer found on, made available to, or primarily accessed or contacted through the Internet

Non più trovato su, reso disponibile, o primariamente accessibile e contattabile tramite Internet.

Per vivere appieno la nostra vita abbiamo forse bisogno di essere nonline. Nonline per me significa stare online senza essere schiavo dell’online. Svegliarsi come Neo in Matrix. Svegliarsi e cominciare a combattere anziché subire supinamente quello che Internet ha il potere di recapitarci in ogni momento della giornata.

Se ci ragioni su, ti rendi conto che sono tutti questi social network e siti web che hanno bisogno di noi e non noi di loro. Senza di noi non venderebbero nulla a nessuno. Senza di noi chiuderebbero come hanno fatto Myspace o Splinder. Noi, d’altro canto, senza FriendFeed o Flickr, senza un account per il giornale, senza una mezza dozzina di account di posta elettronica, noi in carne e ossa c’eravamo anche prima. E ci saremo anche dopo.

Disconnessione in corso

Tempo fa ho ricevuto un’email di Rhone. Annunciava un sabbatico in cui sarebbe stato nonline. Spiegava che questo gli avrebbe permesso di riscoprire cosa significa scrivere per uno anziché scrivere per molti e disconnettersi dall’urgenza dell’online. Ho desiderato percorrere la stessa strada e ho lavorato per applicare il minimalismo a Facebook e disintossicarmi dal mio iPhone. Non è bastato.

Ci sono tante altre cose su cui lavorare: dal resto dei social agli RSS alle newsletter alle app di informazione. Al fatto di essere sempre online. Disponibile per gli altri quando essi mi cercano.

Mi ritrovo a mio agio a discutere di nonline anziché di offline perché il mondo offline non esiste più se non nei ritagli di tempo. Quando puoi andare completamente offline? Quando puoi disconnetterti?

Nonline invece ci puoi stare — con qualche difficoltà — anche tutti i giorni. Nonline è mantenere le connessioni via email, per Rhone. Per me, è limitare all’essenziale il mio rapporto con Internet. Ci sto lavorando.

Una possibile soluzione: rallentare

Andare nonline significa per me rallentare in una società — quella online — che è sempre più veloce e sempre più lo sarà. In una società che ha accesso immediato alla rete e che pretende siti a caricamento istantaneo. Rallentare significa riprendere il controllo totale sul nostro tempo e sulla nostra capacità di attenzione.

Ricordo quando scrivevo email offline e poi mi collegavo alla rete tramite un modem a 56K che emetteva degli strani rumori prima di portarmi online. E poi mandavo quella email e non sapevo quando l’altra persona l’avrebbe letta — se l’avrebbe letta. E per leggere la risposta mi dovevo collegare di nuovo a Internet. E non era detto che la risposta ci sarebbe stata. Era tutto così veloce e nuovo, eppure a pensarci oggi quel modo di interagire (n)online mi pare arcaico. Oggi invece whatsappiamo le persone, controlliamo se ci sono le flag azzurre e se non ci sono nel giro di pochi minuti ci infastidiamo.

La mia vita professionale è fortemente online. Questo però non significa che tutto il resto della mia vita lo debba essere.

La mia vita personale voglio che sia fortemente nonline.

In fondo, è un modo per armonizzare le cose. Perché finora la mia vita era online e offline. Nonline penso sia la mia dimensione giusta. Sufficientemente online per godere i vantaggi della Rete, e sufficientemente offline per riprendere il controllo.

Nonline per me è il rapporto via email, uno a uno, che ho con i miei lettori. Per te, nonline cos’è?

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