I principi chiave del minimalismo

Siamo pieni di cianfrusaglie fisiche, mentali e temporali perché la società in cui viviamo ci ha inculcato un concetto di benessere fittizio. E cioè, che esso consista nell’avere tutto quanto abbiamo desiderato anche soltanto per un istante, ma in realtà solo alcune di quelle cose contribuiscono al nostro star bene. È attorno a questa riflessione che il minimalismo, nato come stile artistico, si è evoluto in metodo per proteggere le cose davvero importanti della nostra vita.

Cos’è il minimalismo

Che cosa sia il minimalismo, da dove venga e cosa significhi applicare il minimalismo alla propria vita l’ho spiegato dettagliatamente in un articolo sul minimalismo come stile di vita. In poche parole, possiamo definire il minimalismo una forma mentis che ci aiuta a discernere fra l’essenziale e il superfluo.

Minimalismo non significa ridurre tutto all’osso, ma rimuovere ciò che distrae dall’essenza delle cose.

Uno dei nemici principali del minimalismo è oggi lo smartphone, perché esso offre alla nostra mente un diversivo ogni volta che essa avrebbe del tempo per pensare. E quando prendiamo parte a un evento, lo smartphone è lì che pretende di essere usato per immortalare una scena, prendere un appunto o condividere con altri l’esperienza che stiamo vivendo. Anziché viverla.

Lo smartphone generalmente sottrae tempo ed energie, le uniche due risorse di cui scarseggiamo, alle esperienze che viviamo. Questo non significa che esso sia un male assoluto, ma vuol dire che per goderne appieno dovremmo utilizzarlo con un metodo minimalista. E come per lo smartphone, questo vale per ogni altra cosa.


I principi chiave del minimalismo

Credo che la miglior definizione di minimalismo l’abbia coniata Antoine de Saint-Exupéry in questa frase:

La perfezione si ottiene non quando non c’è nient’altro da aggiungere, bensì quando non c’è più nulla da togliere.

Approccio solo apparentemente diverse è quello di Seneca nel De Brevitate Vitae, in cui l’autore ammonisce i lettori con queste parole:

Cerca di ricordare quando sei stato fermo nei tuoi propositi; quante giornate sono trascorse proprio come avevi stabilito; quando sei stato padrone di te stesso, e il tuo volto è rimasto impassibile e il tuo animo intrepido; cosa hai realizzato in una vita così lunga e quanto della tua vita ti è stato sottratto dagli altri senza che te ne rendessi conto di quel che perdevi, e il tempo che ti hanno portato via l’inutile dolore, la sciocca allegria, un’avidità insaziabile, il frivolo conversare… Vedrai quanto poco, in definitiva, ti sia rimasto del tuo; allora capirai che muori prematuramente.

In Saint-Exupéry e Seneca era incubata la logica del minimalismo moderno: in entrambi infatti ritroviamo i principi chiave di uno stile di vita che in tanti, e io sono l’ultimo di questi, stanno trasformando in un metodo per affrontare le mille opportunità che la vita ci offre:

  • concentrazione su ciò che è essenziale, inteso come ciò che crea una reale differenza nella nostra vita, in quello che facciamo, dall’arredo della nostra casa al design di un sito Internet all’organizzazione di una cena o la scrittura di un articolo per il proprio blog;
  • rimozione del superfluo, inteso come tutto quanto aggiunga un di più che sposta di poco o nulla il valore di ciò a cui è aggiunto, come un libro in più su uno scaffale, una foto in più nel nostro smartphone, un giorno in più di lavoro su un progetto;
  • ricerca del godimento massimo di ciò che rimane, cioè di quello che vale davvero la pena vivere o avere, finalmente liberi da quanto drenava tempo ed energie senza aggiungere un reale valore.

Minimalismo come abitudine

È essenziale? Che valore aggiunge? Se non ce l’avessi, la vorrei? Sono alcune delle domande che si pone un minimalista, ovvero una persona che è intenta a cercare il senso della vita e delle cose in ogni attimo e ogni oggetto con cui ha a che fare.

Il fattore matematico

Alla fine dell’Ottocento, l’economista italiano Vilfredo Pareto individuò una legge empirica oggi nota come “principio 80/20”, secondo cui la maggior parte degli effetti è dovuta a un numero ristretto delle cause. Essendo empirica, questa legge si applica in ogni campo della nostra vita, e così il valore percepito di un sito web è determinato da una piccola parte dei suoi contenuti; l’amore per una persona è generato da alcuni dei suoi pregi; e la nostra felicità è determinata da un numero limitato di momenti della nostra giornata.

Pareto era un minimalista ante litteram. Il vero beneficio del minimalismo consiste infatti nell’individuare quel 20 per cento che determina l’80 per cento del nostro godimento e concentrarci su di esso.

Che poi è quello che fanno le persone di successo: si concentrano su ciò che fa la differenza, come ho descritto in un articolo in cui mi chiedevo se seguire le passioni o cercare un lavoro sicuro.

Tutti i campi in cui possiamo applicare il minimalismo

Non esiste campo in cui non si possa utilizzare il minimalismo come metodo per raggiungere i propri obiettivi. Ecco alcuni esempi di aree della nostra vita in cui possiamo applicare il minimalismo:

  • possesso di oggetti fisici, riducendo il numero di oggetti di cui ci circondiamo a quelli che solo ci danno gioia nel vederli e utilizzarli;
  • indumenti indossati, eliminando dal nostro guardaroba quegli oggetti che indossiamo solo perché ce li abbiamo, ma che non spenderemmo un euro per comprarli se non ce li avessimo;
  • applicazioni utilizzate, tenendo solo quelle che soddisfano un nostro reale bisogno o ci danno particolare gioia nell’usarle, cominciando a eliminare quelle che apriamo solo per passatempo, perché il tempo è una delle risorse limitate che abbiamo;
  • attività praticate, concentrandoci su quelle che ci danno gioia e aggiungono valore alla nostra vita;
  • notizie lette, evitando di leggere quelle informazioni che non aggiungo valore alla nostra esistenza, ma affidandoci a chi riesce a darci una sintesi di ciò di cui abbiamo bisogno;
  • riposo, identificando quelle attività che ci danno reale ristoro, per esempio sostituendo la televisione che imbroglia il nostro cervello con la cura di un bonsai che rilassa la nostra mente;
  • cibo, eliminando quelle porcherie che mangiamo perché non abbiamo tempo e voglia di cucinare e cercando su Internet come preparare un piatto sano e gustoso, tutt’al più in maniera veloce;
  • relazioni con le persone, puntando sugli incontri fisici tutte le volte che possiamo, e dedicando del tempo ogni giorno a coltivare quelle relazioni che ci stanno a cuore, per esempio organizzando una cena con il proprio partner una volta alla settimana, anche se sei sposato da diversi anni;
  • to do list, applicando la metodologia MIT agli obiettivi che ogni giorno ci poniamo.

A ognuno il suo

Ognuno di noi è chiamato a costruirsi un minimalismo che funzioni. Non è necessario che la tua casa sia sempre in perfetto ordine e semi-vuota per essere un minimalista – ti sfido a esserlo, se hai dei figli – ma è sufficiente che davanti a ogni cosa, pensiero o relazione, tu ti chieda che effetto ha nella tua vita e se ne vale davvero la pena.

So che è difficile comprendere fino in fondo questi concetti e soprattutto trovare il modo di applicarli nella pratica quotidiana – io ci ho messo anni, e faccio ancora fatica – e per questo motivo nella Sfida di Vivere Intenzionalmente ho affrontato il minimalismo da più punti di vista, iniziando dalla definizione dei propri valori che è lo strumento chiave per riuscire a fare del minimalismo un metodo che funzioni.

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