Minimalismo e produttività

Quali sono i vantaggi del minimalismo? Aumentare la produttività. Ecco, siccome mi hanno già fatto questa domanda in alcune interviste sul tema, ho deciso di elaborare una risposta minimalista, che anche chiunque non abbia mai riflettuto a sufficienza su questo stile di vita possa comprendere.

Minimalismo non significa infatti rinunciare a qualcosa, ma decidedere che qualcosa è importante. E decidere significa scegliere. Scegliere fra la vita e la morte, come suggerisce la radice latina del verbo, cid, che ritorna in omicidio, suicidio o eccidio. Un minimalista è una persona in grado di sterminare tutto quanto è superfluo e definire a priori ciò che è essenziale. E che c’entra con la produttività? C’entra perché per essere produttivi occorre innanzitutto imparare a:

  1. prioritizzare
  2. dire di no
  3. concentrarsi.

Tre attitudini tipiche di un minimalista.

Prioritizzare significa rinunciare

Chi non ha mai abbracciato il minimalismo e l’ha sempre inteso come una rinuncia forzata a un qualcosa, probabilmente non ha mai compreso che per essere davvero produttivi occorre imparare a prioritizzare. E cosa significa prioritizzare se non scegliere? Decidere fra una cosa e un’altra?Dunque, siccome ogni scelta include una rinuncia, e la vita stessa è fatta di trade-off, scegliere è un atto di minimalismo. L’esistenza di un minimalista è una scelta continua fra ciò che aggiunge valore e ciò che è solo un di più. Applicare il minimalismo nel mio lavoro significa dedicare il mio tempo a ciò che è davvero importante, ovvero essenziale per raggiungere gli obiettivi che mi sono posti, rinviando a data da destinarsi tutte quelle attività che aggiungo qualcosa senza essere determinanti. Minimalismo significa scegliere le cose importanti a scapito di quello che non è importante. Scegliere la qualità e “rinunciare” alla quantità.

Ora, siccome tutti mettiamo in agenda sempre più cose rispetto a quelle a cui siamo in grado di dedicare il nostro tempo, prioritizzare significa rinunciare. Perché quanto è in fondo alla lista non lo faremo mai, anche se perseveriamo a raccontarci la bugia che prima o poi…

Questo avviene nella vita di tutti i giorni di tutte le persone. Chi lo fa intenzionalmente rinuncia a ciò che non aggiunge valore alla propria vita. Gli altri, rinunciano a quello che capita.

Chi prioritizza intenzionalmente rinuncia a ciò che non aggiunge valore alla propria vita. Gli altri, rinunciano a quello che capita.


“No” è il mantra del minimalismo e della produttività

Nella vita di una persona minimalista, il rifiuto di aggiunte è l’atteggiamento chiave per tenere il timone nella direzione in cui ha scelto di procedere. Quando dici di no a tutto, quando tagli fuori tutte le distrazioni, hai il tempo di dedicarti a quello che è davvero importante e allineato con i tuoi valori. Quelle cose che ho chiamato SuperMIT, evocando così la metodologia basata sui Most Important Task e un approccio mindfulness alla produttività.

Definire i propri MIT, cioè le cose più importanti, quelle essenziali per dare un senso al nostro fare, è cruciale per riuscire a fare meglio quello che facciamo. Conditio sine qua non è imparare a dedicarsi a meno attività. Questo è in sostanza il significato dell’adagio less is more, che in italiano traduciamo con “meno è meglio”, ma che letteralmente sarebbe “meno è più”.

La perfezione si raggiunge non quando non c’è più niente da aggiungere, ma quando non vi è più niente da togliere. Antoine De Saint-Exupéry

Imparare a dire di no è l’unico modo di eliminare le insidie con cui la società della distrazione minaccia la nostra esistenza.

Deep work, un’esperienza di lavoro minimalista

Concentrarsi è un atto di minimalismo. Ed è quanto crea differenza fra essere occupati ed essere felici. Solo quando ci troviamo in quello stato che lo psicologo Mihaly Csikszentmihalyi definisce flow, incapaci di renderci conto del tempo che passa perché profondamente concentrati in quello a cui ci stiamo dedicando, stiamo spendendo il nostro tempo in qualcosa che ne valga davvero la pena. Senza questa capacità di concentrazione — figlia della mindfulness — non ci è possibile praticare quello che il matematico Cal Newport ha definito “deep work”, che altro non è che l’espressione ultima della nostra capacità di essere produttivi. Ovvero, la quintessenza del minimalismo: dedicare il nostro tempo, la nostra attenzione, e la nostra energia — le tre risorse finite da cui dipende chi siamo e cosa diventiamo — solo a ciò che conta.

Il deep work è possibile solo:

  • se abbracci il mono-tasking in antitesi a quel multi-tasking che uccide il tuo cervello;
  • se sei flessibile, vale a dire disposto a eliminare qualcosa dalla tua agenda perché anche quel poco che ci è rimasto è più di quanto tu possa fare;
  • se ti assumi l’onere di decidedere come spendere il tuo tempo.

Quest’ultimo punto è quello che più mi sta a cuore. Solo se impariamo a usare tecniche di time-boxing come la pomodoro e includiamo nella nostra giornata i margini e i MIT su cui mi sono concentrato nella Sfida di vivere intenzionalmente siamo in grado di trasformare quello che io chiamo minimalismo esistenziale in uno strumento per aumentare la nostra produttività.

Come ottenere una produttività minimalista

Il modo più semplice con cui ognuno di noi può adottare una produttività minimalista è iniziare a raccogliere tutte le cose a cui vuole dedicarsi in un’unica lista — quel del nostro tempo. Successivamente, prioritizzare queste attività. Infine, gettare la penna. Eliminare tutto quanto sta oltre il tempo a nostra disposizione. E iniziare a dedicare il nostro tempo, la nostra attenzione, e la nostra energia solo alla cosa che sta in cima alla lista.

Finita quella, ripetere dal punto uno. Perché tanto qualcos’altro che hai avuto la tentazione di metterci, in questa lista, non hai ancora rinunciato a mettercelo. E allora metticelo, lo elimini dopo. C’è un tempo per mettere, e un tempo per togliere. Quello che è più importante è il tempo che rimane.

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