Mantenere la parola

Un tempo scrivevo sul palmo della mano quelle cose così importanti che non avrei assolutamente dovuto dimenticare. Lo faccio ancora, anche se oggi uso l’iPhone. Il problema è che so sempre cosa dovrei fare, ma ogni tanto non lo faccio. Bada, non è che me lo dimentichi – anche se sostengo che sia così – è che proprio non lo faccio. E quando non lo faccio innesco un domino alla fine del quale mi ritrovo impantanato in una situazione da cui mi risulta difficile uscire. Distrarci purtroppo fa parte del gioco, per quanto cerchiamo di evitarlo. Nella mia esperienza, accantonare del tempo per pensare in modo sistematico è stato il modo migliore per evitare le trappole a cui andiamo incontro. E nonostante questo, non è sufficiente. Dovrei ancora scrivermi le cose sulle mani!

Anche quando hai chiaro quello che dovresti fare, infatti, non sempre lo fai. Il motivo principale è che ti manca la necessaria disciplina per perseguire nei tuoi scopi. Anche quando siamo fortemente motivati infatti rischiamo di incappare nelle trappole che gli agenti della società della distrazione ci tendono, come spiego nella introduzione del mio libro Vivere intenzionalmente. Per evitarle, è necessario innanzitutto imparare a riconoscerle. Queste trappole. Etichettarle, come facciamo quando meditando veniamo sorpresi da un pensiero, un ricordo, o una preoccupazione.

La tecnica pomodoro mi ha insegnato come gestire le trappole. Nei 25 minuti di ogni singolo pomodoro non è infatti permesso fare altro da quello a cui quel pomodoro è stato dedicato. Per riuscirci è necessario gestire le interruzioni.

Interruzione è ogni cosa che non stia scritta nel progetto di quel pomodoro. Allo stesso modo, interruzione è ogni lasso di tempo speso in un qualcosa che non è allineato con i nostri valori e che ci impedisce di raggiungere quell’integrità necessaria per realizzare il nostro piano di vita.

Io sono solito scrivere ogni mattina nel mio bullett journal i miei MIT, ovvero gli obiettivi da raggiungere nel corso della giornata. Con il tempo ho iniziato a metterci anche tutte le cose da fare, marcando con un asterisco gli obiettivi primari. Purtroppo però più cose metto nella mia to-do list, meno ne faccio. E non solo in proporzione. Così ho imparato a focalizzarmi sulle cose davvero importanti, e il resto ciccia.

Come spiego anche nella Sfida di vivere intenzionalmente, circa un venti per cento di tutto quello che facciamo determinata l’ottanta per cento del successo che raggiungiamo. Scrivere i miei to-do mi aiuta a metabolizzarli, ma a volte non è sufficiente a tenere a bada l’altro me stesso che gioca contro di me. Perché per essere quello che diciamo di essere, così come per fare quello che sosteniamo di voler fare (quello per cui non abbiamo mai tempo) dobbiamo obbligarci a farlo. Scegliere di scegliere di farlo.

Il fatto è che non solo abbiamo l’esigenza di ragionare su come vogliamo spendere il nostro tempo, la nostra attenzione, e la nostra energia – ovvero quelle tre risorse finite di cui disponiamo – ma dobbiamo anche obbligarci a mantenere la parola. E questo me l’ha insegnato mia figlia.

Se le dico una cosa, poi non posso rimangiarmi la parola, altrimenti non si fiderà più di me. Papà è papà se mantiene la parola. Altrimenti è un altro, e non è papà.

E vale anche per te. Tu sei tu, e no diverso da tu, solo se mantieni la tua parola. Se non ti adoperi per trovare il modo di fare quello per cui non hai mai tempo ma che sostieni sia per te importante, allora non puoi dire che quello sia importante. Perché per quello che è importante tutti troviamo il tempo. Puoi fare tante cose, ma per farle devi pensare cosa vuoi fare più di tutto, come ricordarti di farlo, e come mantenere la parola costi quel che costi.

Se stai partecipando alla sfida #unminuto (ricordati di aggiornare il drive) puoi provare ad applicare questo ragionamento alla tua sfida. Oppure puoi sempre iniziarne una (nel link precedente le regole di ingaggio).

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Scopri come:

  1. 1. Gestire in modo militaresco il calendario
  2. 2. Individuare e programmare le priorità
  3. 3. Dire di no a ciò che ti ruba tempo (e farti rispettare)

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