Le 5 componenti di una vita intenzionale

Vivere intenzionalmente l’ho coniato dall’inglese living intentionally, un modo di dire che non ha chiare origini, ma che a un certo punto nel corso degli ultimi venti anni è divenuto sempre più usato nel mondo anglosassone della crescita personale. Secondo Wikipedia il termine fu usato per la prima volta nel 1940 da Christopher Isherwood nel libro My Guru and his Disciple in cui lo scrittore racconta la propria esperienza di studente di Vedanta (siamo nel mondo della filosofia/religione indiana) e attribuisce a Gerald Heard, storico e filosofo, le parole intentional living.

Nel testo, Heard afferma che uno degli aspetti più complicati della disciplina è essere coscienti delle proprie pretensioni. Cito le sue parole:

Puoi liberarti di tutte le dipendenze e avversità del mondo… la pretensione più letale potrebbe alzare la testa. Potresti iniziare a credere di essere una persona spiritualmente superiore…

Al posto di pretensione noi useremmo pretesa, ma il significato non è esattamente lo stesso. La pretensione è un’aspirazione a uno status o qualità particolare, mentre pretesa lo usiamo al posto di richiesta.

Gli aspetti principali di una vita intenzionale, che poi sono gli stessi di una crescita personale, penso che siano:

  • visione d’insieme
  • valori
  • obiettivi
  • abitudini
  • programmazione.

La visione d’insieme richiede chiarezza e non attaccamento, e si traduce nei valori che definiscono la propria integrità. Questi a loro volta indirizzano le decisioni che prendiamo su come spendiamo il nostro tempo, ovvero sui piani che elaboriamo per raggiungere i nostri obiettivi di breve, medio e lungo termine.

Quello che tiene tutto insieme sono la disciplina, dalla quale deriviamo le abitudini quotidiane, e la programmazione.

A questi aspetti sono dedicati il mio libro Vivere intenzionalmente, il corso La Sfida di Vivere intenzionalmente, e il mio Planner per un anno memorabile. Vivere intenzionalmente alla fine significa sviluppare un certo tipo di approccio mentale alla vita, accettare le sfida che essa ci propone come percorsi per migliorare noi stessi e infine pianificare come spendere ogni minuto della nostra esistenza per resistere a quella società della distrazione che ci vorrebbe tutti eguali. Non è bello e non è facile essere diversi, ma è l’unico modo per essere se stessi e in fondo crescita personale significa proprio diventare la versione grande di noi stessi.

E qui viene il punto. Tu come ti vedi da grande?

O se vuoi, come ti vedi da più grande? Fra 5 o 10 anni? Magari ti può essere d’aiuto fare questo gioco: immagina che il te stesso di 5 o 10 anni fa venga a farti visita, e ti domandi di quelle cose che sognava e di quei piani che aveva per il suo futuro. Che gli rispondi? A parti invertite, cosa vorresti sentirti rispondere dal te stesso che verrà?

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