Sankalpa, Gormiti e intenzione

Mi sono reso conto che uso spesso l’espressione intenzione senza averla mai propriamente introdotta. Che cos’è l’intenzione? E a che serve? Vediamo insieme un semplice life hack che combinato con la pratica dei margini ha effetti straordinari.

La mia docente di Yoga Vinyasa, prima di ogni lezione, ci invita a racchiudere un Sankalpa nelle nostre mani. Sankalpa, in sanscrito, è un’intenzione formata dal cuore e dalla mente, un voto solenne che equivale in un certo senso alla volontà. Il Sankalpa fornisce una precisa richiesta a corpo e mente di concentrarsi, psicologicamente e filosoficamente, su un determinato obiettivo. Setta le linee guida per le successive azioni e come le abitudini ci guida a concretizzare le nostre intenzioni senza dovercele ripetere passo passo.

Intenzione deriva dal verbo latino intendere, composto di tendere, andare verso, e quindi indica il fine per il quale il nostro animo si volge verso un qualcosa. L’intenzione è un proponimento, che di per sé è parecchio limitato. Ecco la definizione che ne offre la Treccani:

Orientamento della coscienza verso il compimento di un’azione, direzione della volontà verso un determinato fine; può indicare semplicemente il proposito e il desiderio di raggiungere il fine, senza una volontà chiaramente determinata e senza la corrispondente deliberazione di operare per conseguirlo.

Il punto è proprio questo: l’intenzione, pur essendo potente, è fragile, e necessita di consapevolezza per dare forma alle azioni da essa richieste, ovvero per compiersi.

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Se hai dei bambini, probabilmente conosci i leggendari guerrieri dell’isola di Gorm. I gormiti sono divisi in buoni e cattivi. I cattivi rappresentano l’oscurità che vuole impossessarsi dell’isola, difesa da quattro mocciosi che all’inizio della saga si scoprono guardiani incaricati di evocare quei guerrieri già capaci una volta di sconfiggere le forze oscure. Per invocare i Gormiti e farli combattere contro i Darkans, i guardiani devono pronunciare una formula magica. Il guerriero a quel punto si materializza e combatte il cattivo di turno. Per riuscirci ha bisogno dell’energia del guardiano che l’ha evocato, il quale deve rimanere concentrato per rendere efficace il colpo del suo guerriero. La formula magica usata dai guardiani è il mantra che usiamo per mantenere la nostra attenzione su quello che abbiamo deciso di fare.

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L’ha detto con l’intenzione di dirlo o frasi simili le usiamo quando descriviamo un’azione realizzata con un preciso scopo, un tuono che segue un fulmine. Aristotele e i filosofi scolastici si sono occupati ampiamente della questione, ma non solo loro. L’intenzione è infatti correlata all’etica: quello che è stato detto può essere stato detto per esempio per stimolare reazioni od offendere. Teofrasto, discepolo di Aristotele, suggerisce: “Lodiamo e biasimiamo tutti gli uomini guardando alla scelta più che alle opere”. Machiavelli porta questo principio all’estremo, giustificando Hiroshima come atto necessario a concludere il conflitto mondiale. Quelli a cui è stata sganciata l’atomica in testa ovviamente non la vedevano allo stesso modo. Ma è così che funziona.

Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla.

Lao Tzu

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Ti sarà ovvio come l’intenzione si generi prima dell’azione, ma quello che deriva dalle intenzioni non sono azioni. Dall’intenzione viene il come del nostro agire, e questo come determina il risultato finale più di ogni altra cosa. Se scrivo un libro per fare soldi farò un titolo guardando al tipo di titoli più venduti, e prenderò altri accorgimenti in questa direzione, mentre se il mio fine è aiutare altre persone sarà completamente diverso. Così è nato La Pratica.

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Torniamo un attimo al Sankalpa. La parola in sé indica la risoluzione all’azione, ovvero la volontà di agire per raggiungere un obiettivo. È un voto solenne nei confronti di se stessi. È la volontà che precede l’azione. La sua superiorità rispetto al normale pensiero consiste nella capacità di coinvolgere il corpo e di stabilire la volontà di essere decisivi. Il Sankalpa dice: “La mia crescita è sicura, so che commetterò degli errori, ma mi rialzerò e andrò avanti, facendo di tutto per raggiungere il mio obiettivo”. Il Sankalpa è quello che dà forma alla determinazione necessaria per raggiungere nel modo voluto gli obiettivi prefissi.

Quando decidi di fare una cosa, dentro di te si genera un’intenzione. Questa ti dovrebbe aiutare a decidere coscientemente ogni singolo passo successivo, allineando i tuoi sforzi in un’unica direzione. Non è infatti detto che le cose vadano come abbiamo immaginato, e avere un’intenzione in proposito non ci garantisce sul risultato, ma solo sullo sforzo. Ora, è evidente che il risultato dipende dallo sforzo, ma non esclusivamente. Ci sono altri fattori, alcuni dei quali possiamo controllare – e sono quindi riconducibili allo sforzo – e altri no, che possiamo solo accettare, riservando le nostre forze a quelle azioni che possono determinare il risultato. L’intenzione dà forma alle tue azioni, a come ti senti e come agisci durante il tuo agire.

Come trarre vantaggio da tutto ciò durante una normale giornata? Attraverso i margini, ovvero creando uno spazio/tempo prima di ogni azione nel quale definire o ricordare la nostra intenzione in maniera consapevole. Ti faccio qualche esempio. Venerdì pomeriggio avevo un meeting con delle persone per un lavoro che devo svolgere. Ovviamente avevo preparato l’incontro, ma si sa che quando poi ti siedi al tavolo le carte si rimescolano. E dunque, prima di iniziare il meeting ho ribadito a me stesso qual era la mia intenzione circa quel meeting, ovvero che cosa volevo ottenere e soprattutto perché lo volevo. Mi sono costruito un piccolo mantra (“video per promo hackathon e brand identity”), esattamente come feci per smettere di dare scapaccioni a mia figlia (“gli scapaccioni non sono un’opzione”). E lo stesso “trucco” l’ho usato per scegliere il mio piano digitale la scorsa settimana. Dopo averne studiati e confrontati diversi, sono andato a provarli in negozio. Ero parecchio confuso, anche se avevo un paio di preferenze, e dopo averli provati dal vivo era ancora più confuso, perché essendo parecchio che non suono un piano – e non avendo mai suonato un piano digitale – non sapevo bene quali funzioni tenere in considerazione. Alla fine ho usato il mio mantra “voglio un piano, non altro” e questo ha immediatamente fatto luce su quello che era più piano di tutti. E per fortuna la mia nipotina, che studia pianoforte, ha confermato con un sorriso la mia scelta.

Allo stesso modo mi alzo ogni mattina dal letto per praticare Yoga, meditare e scrivere prima che si alzino i bambini (anche se ogni tanto mi beccano e salta tutto). Proprio la meditazione è uno degli strumenti attraverso cui sono riuscito a sviluppare questa capacità di allineare azioni e intenzioni che io chiamo vivere intenzionalmente, ed è per questo che ci ho scritto sopra un libro. Meditando ho infatti imparato a non reagire ai pensieri che mi passano continuamente per la testa e seguire il mio proposito originale.

Che hai intenzione di fare oggi? Se te lo chiedi ogni mattina, le giornate cambiano radicalmente. E più spesso te lo chiedi…

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