Il potenziale inespresso

Ciascuno di noi ha un potenziale inespresso che nessuna intelligenza artificiale sarà mai in grado di replicare. Il problema è che, mentre possiamo programmare le macchine per pensare come noi, molti di noi non sono in grado di tirare fuori da sé quel potenziale che deriva dai propri ideali, valori, e perché. La scorsa settimana ho avuto l’occasione di discutere di questo tema, e del come riuscire a realizzare se stessi, con una persona molto particolare.

Oscar di Montigny è responsabile dell’area comunicazione e innovazione di Banca Mediolanum. Oscar ha costruito l’immagine di Mediolanum scardinando gli standard di comunicazione del settore dall’interno, portando quello che è il suo “messaggio” dentro all’azienda, usando l’azienda per distribuirlo convinto che di questo ne avrebbe giovato in primis la banca stessa. E così concetti quali la natura umana, l’arte, la filosofia e la scienza sono divenuti elementi cardine della comunicazione aziendale.

Ho incontrato Oscar dopo un suo talk sull’evoluzione del nostro pianeta, il ruolo dell’intelligenza artificiale e la sfida a cui sono chiamate le nuove generazioni al Job Day dell’università Campus Bio Medico a Roma. Ecco il nostro colloquio.

Stiamo insegnando alle macchine a essere intelligenti come noi. Solo che noi, come hai spiegato nel tuo intervento oggi, siamo così intelligenti che ci stiamo mangiando il pianeta su cui siamo seduti. Al punto che i geni più geni (Elon Musk, Jeff Bezos e Richard Branson) si sfidano su chi per primo ci porterà su Marte. Che succederà quando le macchine saranno così intelligenti da replicarci?

Le macchine possono diventare come l’uomo è oggi, ma l’uomo non è ancora evoluto del tutto. Le macchine che stiamo programmando oggi forse un giorno saranno in grado di replicarci come siamo adesso, ma non potranno farlo del tutto. Possono replicare l’uomo medio, ma ciascuno di noi ha un potenziale inespresso.

Sono d’accordo. Il punto è: come facciamo a esprimerlo? Perché, così a occhio, riuscirci è una cosa per pochi eletti…

Per diventare quello che vogliamo occorrono una volontà enorme, una visione nitida del futuro, e una domanda molto forte. Diciamo che hai bisogno di un perché molto forte, che ti porti a immolarti alla tua causa. E questo è possibile solo se questa causa prevede un vantaggio per gli altri. La grandezza delle persone che ho incontrato, dal Dalai Lama a Steve Wozniak, da Tara Ghandi a Patch Adams, consiste nella loro esclusività. I grandi nascono con l’intento di essere magnifici e affascinanti.

A chi non piacerebbe essere magnifico e affascinante?

Per diventarlo occorrono volontà e fascino. Tutti nasciamo con un principio di queste cose, ma nessuno con la totalità dei talenti. Per fortuna sono capacità che si possono sviluppare. Il problema è che chi le ha spesso si accontenta di tenersele come gli sono capitate in sorte.

Come si sviluppano volontà e fascino?

Per la volontà devi metterci impegno, ribadendo i tuoi perché e resistendo alle intemperie. Devi avere paura perché il coraggio viene dalla paura, e per sviluppare questo coraggio devi ricorrere alla tua intelligenza emotiva. Per essere affascinante invece devi imparare ad attrarre a te le persone, a fare di tante cose una cosa sola, come fanno gli agricoltori con le fascine. Le fascine che tutti abbiamo sono la nostra carica, le nostre idee, e i nostri perché.

L’intelligenza emotiva è una cosa che pochi hanno presente, non credi?

Il problema è questo. Il quoziente di intelligenza sta diventando una commodity. L’intelligenza emotiva invece comprende competenze che a volte non sono note o sono note e abbandonate nella quotidianità. A differenza del QI, che è per forza legato al singolo, l’IE rappresenta la modalità più sana dell’egoismo che ci accomuna. Essere egoisti in maniera sana è dedicarsi agli altri.

Ok, poi però dobbiamo fare i conti con il lavoro e la vita di tutti i giorni. Tu come hai fatto?

Quando ho iniziato a riflettere su questa visione, ho iniziato a studiare. Così mi sono reso conto che l’essere umano si sviluppa attorno a natura, filosofia, scienza, economia, e arte. E però c’era qualcosa che non mi quadrava. Prima ho visto cose che mi hanno preoccupato. Poi queste cose mi hanno motivato. O divento un monaco, mi sono detto a un certo punto, o parto dal mio mondo. Mi è venuta in mentre questa immagine: hai presente un uovo? Se si rompe da dentro, ne scaturisce la vita; se si rompe da fuori, è la fine. Mi sono chiesto come avrei potuto portare questa visione nel mio lavoro. Oggi l’azienda è il mio cavallo di troia per scardinare il mondo producendo un vantaggio per l’azienda e per me stesso, perché altrimenti sarei un usurpatore. Prima non vedevo certe cose, e nel non vedere pensavo di vedere. Quando mi hanno aperto gli occhi, mi sono sentito responsabilizzato a essere parte attiva del cambiamento. Che è poi il messaggio che ho voluto condividere con i giovani all’evento di oggi. Vivremo in eterno nella parte che abbiamo regalato agli altri.

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