Guardarsi indietro

Guardare avanti è il consiglio che tutti ci danno, e che noi stessi pure ci diamo, quando le cose vanno male. E le cose prima o poi male ci vanno, specie se lasci che vadano come pare a loro. Se invece t’impunti e pretendi che vadano in una certa maniera, prima o poi ci vanno, in quella maniera. A condizione che quella certa maniera sia appropriata. E perché lo sia è necessario guardarsi indietro.

Guardandoti indietro impari cose nuove. Capisci come ci sei arrivato, dove ti trovi, e perché sei arrivato lì e non da un’altra parte. Ti rendi conto degli sbagli che hai commesso, a volte senza capacitarti del come o del perché tu li abbia commessi. E scopri come lavorare su quegli aspetti di te che in precedenza non ti erano chiari.

Soprattutto, guardandoti indietro riesci a collegare i puntini e dare senso a ogni tappa del percorso che hai compiuto. Comprendi l’origine di quelle cose che volevi andassero bene e invece sono andate male. Dai un senso a tutta la storia. E se la storia ti sembra non avere senso è solo perché non hai ancora provato a raccontarla.

Raccontare una storia che abbiamo vissuto è facilissimo. Quando narriamo ci viene naturale sintetizzare, eliminare dettagli superflui e concentrarci sui motivi che ci hanno portato da una situazione all’altra, gli ostacoli che abbiamo incontrato, e come li abbiamo risolti.

In settimana ho iniziato questo tipo di lavoro su me stesso e ho deciso di estenderlo anche al progetto di Vivere intenzionalmente, andando a rivedere quello che ho scritto e raccogliendo gli articoli in ebook per tematiche. Eventualmente rivedendoli e cercando di dar loro un senso più compiuto, superando così la necessità di linkare fra loro gli articoli e offrendoti qualcosa da leggere la sera in poltrona, a letto, o dove ti pare a te. Per questo motivo la newsletter così come la conosci vivrà un momento di sospensione.

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