Funzionerà?

In questi giorni sto valutando diversi progetti che mi frullano nella testa da un po’, con l’intenzione di sceglierne uno e cominciare a sperimentare, e mi sono reso conto che i criteri di valutazione di un progetto possono essere applicati a diversi aspetti della nostra vita, dalla preparazione della cena all’acquisto di un’autovettura.

Dunque, come scegliere? Come sapere quale ha più probabilità di funzionare? Rivedendo i miei appunti, ho cominciato a vivisezionare i miei progetti attraverso il seguente schema: competenze + passioni + bisogni degli altri = funziona!

Gli anglosassoni lo chiamano sweet spot, il posto bello, quello dove si realizza la magica combinazione di quello che sappiamo fare, quello che ci piace fare, e quello per cui qualcuno è disposto a pagarci. Intendiamoci, pagare non significa necessariamente in euro. L’altro può pagare in diversi modi. Nel caso di un blog, innanzitutto con la propria attenzione nel leggere gli articoli e condividerli. Nel caso di una cena, consumandola interamente senza capricci. In quello dell’autovettura, apprezzando gli spazi che essa offre. E perché questo sia fondamentale per la riuscita del progetto, lo vedremo presto.

Valutare le nostre competenze può essere complicato. Ci sono infatti tre tipi di competenze:

  • quelle che sappiamo di avere;
  • quelle che gli altri ci riconoscono;
  • e quelle che stiamo lavorando per acquisire.

Uno sguardo retrospettivo a quello che abbiamo realizzato nella nostra vita, non solo in termini professionali, ci può aiutare a valutare. Io per esempio trovo che la mia esperienza di allenatore di calcio e il corso per aspiranti imprenditori che ho seguito mi abbiano aiutato molto nel formare le persone che hanno lavorato con me nei progetti che ho gestito successivamente. E anche nel creare la Sfida di vivere intenzionalmente. Allo stesso tempo, scrivendo queste newsletter ho spesso indagato temi che non conoscevo, con l’obiettivo di comprenderli, sperimentarli e raccontarli. In questo caso, più che la competenza del singolo tema, la mia curiosità e le mie competenze giornalistiche hanno fatto il resto.

Le passioni sono altrettanto, se non più complicate da valutare. Ci sono cose che ti fanno perdere la testa e poi durano il tempo dei fuochi d’artificio, e altre che magari sono meno emozionanti, ma perdurano nel tempo. Anche in questo caso guardare con attenzione al proprio passato aiuta, ma aiuta ancora di più guardare ai dettagli di quello che facciamo e imparare ad ascoltarsi. Per esempio, per me l’aspetto tecnologico di qualunque attività a cui mi sia dedicato è sempre stato importante, e spesso mi sono ritrovato ad approfondirlo. Così come ho sempre avuto una passione per la musica, anche se in questo caso un po’ altalenante. E fra una cosa e l’altra, sono 30 anni che scrivo se non tutti i giorni quasi.

Trovare qualcuno che ti paghi per fare quello che ti piace fare e in cui sei bravo è solo apparentemente complicato. Se ti piace ci metterai probabilmente un sacco di entusiasmo, e questo è contagiante. Se sei bravo, è probabile che ti venga bene. E se risolvi un problema a qualcuno, quel qualcuno sarà contento di pagarti.

Il punto è, questo problema come lo riconosciamo? È semplice: occorre trovare qualcosa per cui il tuo utente stia già pagando per una soluzione alternativa, che però non lo soddisfi appieno. Mio figlio che si lagna perché ha fame è indicativo del fatto che se preparassi da mangiare sarebbe propenso a consumare la cena senza capricci. Se invece lo pizzicassi con le mani nella dispensa, questo sarebbe ancora più indicativo del fatto che ha fame, ma mi renderebbe più complicato convincerlo a mettersi a tavola. A quel punto dovrei giocarmi l’opzione pizza o toast. Un blog di tecnologia ha senso perché ci sono tante persone come me appassionate di tecnologia, e di blog di tecnologia già ne esistono. Perché il mio blog di tecnologia abbia successo, devo trovare il modo di convincere gli appassionati di tecnologia che i miei articoli meritino il loro tempo e che dovendo scegliere fra il mio e altri il mio é meglio. Ed essere meglio è possibile solo coltivando quell’un per cento che rende originale ognuno di noi.

Ci sono molte cose per cui la gente è disposta a pagare, e l’indicatore più interessante sono le ricerche su Google. Vai su Google e inizia a cercare per parole correlate alla tua idea e vedi che viene fuori. Puoi espandere la ricerca con strumenti di analisi SEO per una valutazione più approfondita, ma è più che sufficiente Google (in modalità incognito ovviamente, altrimenti i risultati saranno viziati dalle ricerche che hai compiuto in precedenza). E queste persone sono importanti molto più dei soldi che ti daranno. Soprattuto le prime che incontrerai. Sono importanti perché ti sosterranno nel tuo progetto, ti daranno feedback quando li chiederai, e ti aiuteranno a capire in che direzioni muoverti quando ti sentirai incerto sul prossimo passo da compiere.

Per capire se quella idea che hai mente funzionerà, puoi affidarti a questo semplice strumento di valutazione. E se capisci che può funzionare non puoi più esimerti dall’iniziare a lavorarci.

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