Disimparare

Per riuscirci “devi disimparare quello che hai imparato”, spiega il maestro Yoda al giovane Luke Skywalker quando questi fallisce nel tentativo di estrarre la propria astronave dalla palude con la Forza. La Forza è un campo energetico generato da tutte le creature viventi, ma diciamo con la forza del pensiero per capirci al volo. Disimparare viene comunemente definito “perdere la memoria”, ma nell’originale americano il grande maestro usa una parola più utile a comprendere il concetto: “You must unlearn what you have learned”. Il prefisso un in inglese annulla l’effetto di quanto viene dopo. Undo lo traduciamo in italiano con “annulla”, ma letteralmente sarebbe “annulla l’effetto di quanto appena fatto”. Nell’insegnamento del più grande dei maestri Jedi unlearn significa rimuovere le nozioni apprese poiché generano convinzioni che impediscono di imparare cose nuove.

In Mente Zen, Mente di principiante Shunryu Suzuki Roshi richiama lo stesso concetto. La mente di principiante è vuota, pronta ad accogliere informazioni. Disimparata in un certo senso, o meglio in parte. Piena di quanto ha imparato, ma non attaccata a questo e intrisa dello originale desiderio di imparare. Di ripetere le stesse esperienze senza dare nulla per scontato, ma ogni volta come se fosse la prima, cercando di conoscere da zero. La mente di principiante, shoshin in giapponese, è la mente nel suo stato originale. Chi ha dei figli avrà più facilità a comprendere il concetto: rivedere all’infinito gli stessi cartoni animati con loro porta infatti a cogliere ogni volta aspetti diversi, ed è esattamente così che loro li vedono e rivedono: ogni volta imparano una parola nuova, capiscono meglio la storia, il loro cervello crea collegamenti… Hanno la mente di principiante.

Disimparare è anche alla base del metodo che prende il nome dal fisico e ingegnere ucraino Moshe Feldenkrais. Ne ho accennato nell’articolo su come sfruttare una passione per costruire un percorso di crescita personale. Il Feldenkrais è un processo educativo che mostra al cervello i movimenti corretti che il nostro corpo dovrebbe eseguire, in modo che esso, da solo, registri questi nuovi movimenti e li sostituisca a quelli “sbagliati” mandati a memoria in precedenza. Disimparandoli. Comunemente indirizzato a curare dolori cronici indotti da ripetuti movimenti sbagliati, come stare in piedi con le ginocchia costantemente in tensione, il Feldenkrais è usato anche da atleti e musicisti, nel recupero dagli infortuni, e in casi di difficoltà di movimento. Viene anche proposto come strumento per la ricerca di una piena consapevolezza del rapporto mente-corpo. Il punto è che il cervello registra qualunque cosa gli passi sotto il naso, e quindi alle volte “impariamo” qualcosa di sbagliato. Anche cose apparentemente scontate, come per esempio stare seduti. Il nostro corpo è costruito con delle ossa chiamate ischi che si trovano nei glutei: se ti siedi sopra quelli, il peso del corpo è scaricato a terra. Diversamente, grava parzialmente sulla schiena provocandone indolenzimento (ok ho semplificato un po’, ma il concetto è quello).

Per cambiare il nostro modo di pensare e agire, dobbiamo innanzitutto accettare questi preconcetti, queste immagini di noi stessi che pensiamo o agiamo in una certa maniera e che ci portano a sostenere di comportarci, pensare, e parlare diversamente da come ci comportiamo, pensiamo e parliamo. Perché solo in questo modo impariamo cose nuove, esprimiamo la nostra originalità, e superiamo le nostre debolezze, anziché nasconderle con i nostri punti di forza.

Diceva Feldenkrais:

Il mio proposito è permettere alle persone di avvicinarsi al loro stato di creature in grado di scegliere liberamente, per riflettere in modo genuino creatività ed emozioni, liberando il corpo da tensioni abituali e modelli ingranati nel comportamento, così che siano in grado di rispondere senza inibizioni a qualsivoglia richiesta dell’individuo.

Per fare nostro questo concetto, la prossima volta che dovremo caricare la lavastoviglie, andremo a correre al parco o ci dedicheremo a un progetto di lavoro, qualunque cosa che sappiamo esattamente come fare, proviamo disimpararla prima di cimentarcici.

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