Com’è scrivere un diario di bordo

Durante questa settimana, oltre 400 lettori di Vivere intenzionalmente hanno deciso di cimentarsi con l’esperimento del diario di bordo. Qualcuno di loro si aspettava di scrivere quotidianamente due righe su com’era andata la giornata, che in effetti un giornale di bordo quello è, in prima battuta. La mia proposta, però, è stata diversa. Ho invitato i malcapitati a scrivere ogni giorno una riflessione sulla propria vita, stimolata da alcune semplici domande su passioni che ci bruciano dentro, errori che ci hanno inguaiato, e progetti chiusi nel cassetto. Come un giornale vero e proprio, infatti, il diario, o giornale di bordo come lo chiamiamo qui, è una raccolta di fatti e di opinioni e riflessioni inerenti questi fatti.

Oggi volevo pubblicare il mio articolo sul journaling, ma nel leggere i feedback ricevuti ho pensato di rimandarlo ancora di una settimana per dare spazio alle esperienze dei miei lettori. Curiosamente, due di loro hanno usato la parola marasma – non proprio un termine d’uso comune – per condividere la propria esperienza:

Ciao, mi piace tenere il diario di bordo! E’ un momento di riflessione nel marasma della vita quotidiana.

Alessandra

Mi piace! In tutto il marasma della giornata aiuta a fermare un fotogramma e a pensarci sopra.

Rim

Ora, per quanto mi fosse chiaro il concetto, non ho potuto fare a meno di domandarmi cosa significasse esattamente marasma. La Treccani ne offre due significati:

  1. Nel linguaggio medico, stato di deperimento grave, ma ancora reversibile (a differenza della cachessia), caratterizzato da estrema magrezza.
  2. fig. Stato di grande disordine e decadenza di istituzioni sociali, politiche e sim.: m. politico, sociale, economico; il m. che segue ogni guerra. In particolare, nel linguaggio economico, m. degli affari, fase di m., situazione di grave incertezza e confusione e quindi prevalentemente di inattività del mondo economico, e in particolare della borsa, che può essere occasionata da un qualsiasi avvenimento imprevisto; anche, fase di depressione del ciclo economico, che può verificarsi specialmente nei paesi a struttura economica debole e poco elastica in cui il superamento della crisi è necessariamente lento e difficile.

In questo marasma, il journaling è un’attività simile alla meditazione, perché ci consente di mettere in pausa tutto il resto e concentrarci su noi stessi. Ecco in concreto che cosa rende possibile:

Ho notato che la mia mente viene accesa in modo diverso dal solito (anche perché uso la classica penna biro per scrivere il diario, nessun dispositivo elettronico) e il fluire delle idee è meno meccanico, non so come dire… meno controllato e più libero però, stranamente, anche più focalizzato, senza che mi ci debba concentrare.

Riccardo

Finora sono riuscita a scrivere qualcosina ogni giorno, anche se poche righe. Mi piace fare una sforza di valutare le cose, pensarci un po’ sopra, e pensare in modo diverso, e accorgermi di quello che sto provando o vivendo, anche se sono cose quotidiane, e a volte si tratta di niente di che, ma forse sono cose a cui dovrei dare più valore.

Emijane

Il semplice scrivere, con la penna o la tastiera, innesca un processo di analisi che avviene dentro di te senza che tu te ne renda esattamente conto. Un attimo prima che tu te ne accorga, e possa correggerlo, razionalizzarlo, e tradurlo in parole in grado di veicolare il messaggio.

Lo sto facendo
E mi sembra già una gran cosa
Non ho mai tenuto un diario
Nemmeno da piccola
Scrivere le cose le rende oggettive
Forte!

G.

Nelle mie abitudini non c’è il classico diario; ogni tanto mi fermo e faccio il punto della situazione dentro e fuori di me.

Carla

Il mio diario di bordo sta andando molto bene, mi sta aiutando a processare meglio sotto il lume della ragione le emozioni e i pensieri, consentendomi di elevare il mio essere.

Sergio

Ma anche cose più semplici:

In un periodo in cui non riesco a seguire bene i MIT, il mio bullet journal e tutti gli altri strumenti appresi da te… questi tuoi spunti sono il modo per riuscire a “fare silenzio” per qualche minuto.

Lorenzo

Poi ci sono delle conseguenze inaspettate:

Riesco a scrivere più di quanto avessi previsto. Gli spunti giornalieri sono molto utili, rendono più facile prendere in mano la penna. La cosa migliore è che se adesso ho un “diario di bordo” mi sento anche spinta a mollare l’ancora e fare nuove esperienze per avere qualcosa da scrivere.

Donatella

E delle varianti sul tema:

Per ora, l’unica cosa degna di nota è che lo scrivo in inglese.

Angelica

Anche io spesso lo faccio in inglese, così mi aiuta a esercitarmi e tradurre in concetti quello che ho in mente, ampliando il mio vocabolario visto che quanto scrivo nel diario non è direttamente connesso con quello di cui mi occupo per lavoro.

Ci sono poi quelli a cui i miei spunti non sono piaciuti sempre.

Andamento erratico, partito bene il primo, secondo così così. Nel senso che lo spunto di riflessione non mi piaceva e l’ho sentito più come un compito da fare che come una buona abitudine quotidiana da prendere. Oggi però l’ho fatto in autonomia e mi ha

Alberto

E quelli che si sono spinti oltre, interpretandoli come gli pareva loro:

È da un po’ che penso di scrivere un “diario di bordo“ di quel viaggio che è la mia vita. Un posto dove raccogliere fatti, esperienze, riflessioni, immagini. Prendo spunto dalle domande che posti ogni giorno, le scrivo con la mia stilografica come titolo della pagina e poi rispondo con parole e/o immagini (alcune mie, altre rubate da internet), ma sempre in stile minimalista.

Barbara

A qualcuno tenere un diario ha creato anche dei problemi, come Elena che mi chiede come capire la differenza fra usare la scrittura per dare sfogo e nuove possibilità a ciò che di solito teniamo segregato in noi oppure alimentare paranoie e ossessioni. Io credo che, come nella meditazione non appena riconosciamo un pensiero per quello che è esso di dissipa, allo stesso modo una volta oggettivate le nostre paranoie od ossessioni esse moriranno nel diario, come successo ad alcune passioni e progetti rivoluzionari in cui stavo per cimentarmi.

E mentre mi accingevo a scrivere due righe di conclusione per questo che non è un articolo, ecco qualcuno che non ha partecipato al nostro esperimento, ma che mi ha condiviso la propria esperienza via email:

Per me il diario di bordo è fondamentale, non avrei mai pensato che fosse un’arma così potente, ma ogni giorno scrivo almeno due righe (poi finisco sempre per scrivere pagine e pagine intere) per appuntarmi obiettivi di giornata, oppure pensieri sparsi che in testa farebbero un gran casino, ma vederli scritti lì mi libera, mi rilassa, come se fisicamente togliessi tutto dalla testa per buttarlo su quelle pagine. È un’abitudine semplice, sottovalutata, che dà una mano incredibile a tenere sgombra la mente e a fare il punto della situazione.

Matteo

Pure io ho un raccoglitore dove alla sera scrivo quello che la vita mi ha fatto capire ed imparare e le sono grato per questo:)

Vasco

Se non hai partecipato all’esperimento e vuoi provare a svolgere anche tu questo esercizio, leggi l’articolo sul giornale di bordo della scorsa settimana. Se ti sei fermato a metà, basta che apri l’ultima email non letta e riprendi l’esperimento. Se poi quando hai finito vorrai continuare, non devi fare altro che riprendere gli spunti ricevuti. Oppure, utilizzare il tuo diario per rivedere la giornata trascorsa e pensare a quella che verrà (di più su questo nel prossimo articolo).

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