Devo vs Voglio

Prima di partecipare al mio funerale, Dio era ancora parecchio seccato. Dopo la cerimonia era compassato come suo solito, ma fra i lineamenti del volto si scorgeva ancora l’amarezza. Si attendeva di più da me. Pensava sarei stato capace di sfruttare meglio le competenze che mi aveva messo a disposizione.

Grazie a quell’incontro sono riuscito a dare una svolta alla mia vita. No, non è avvenuto in sogno: ero lucidissimo, anzi più del solito. È successo la prima volta che ho fatto l’esercizio del funerale di cui tratto ne La Sfida di Vivere Intenzionalmente, propedeutico allo sviluppo del piano di vita di cui ho scritto la scorsa settimana.

I due giorni più importanti della tua vita sono quando sei nato e quando hai capito perché. - MARK TWAIN Click to Tweet

Una relazione viziosa

Quello che facciamo ogni giorno dipende da un devo o da un voglio. Devo viene da fuori, voglio da dentro. Fra i due, solo voglio è connesso con i nostri valori, deriva da quegli esercizi con i quali ci alleniamo a vivere secondo le nostre intenzioni.

E però, devo spesso è figlio di voglio. Più volte di quante ci immaginiamo, i nostri devo sono frutto di nostre scelte. Di voglio che non siamo capaci di negarci. Della nostra incapacità di dire di no per trovare tempo per noi stessi. Dello stato di perenne distrazione in cui viviamo che ci porta a confondere ciò che devo con ciò che voglio .


L’incrocio

Ogni giorno, scrive Elle Luna in The Crossroads of Should and Must, ci troviamo a un incrocio e dobbiamo scegliere fra quello che dovremmo fare e quello che invece dobbiamo fare per proseguire la nostra strada. Il gioco di parole in inglese è meno sottile di quello che sembra:

  • should è un dovere che viene da fuori, i devo che ci impongono partner, famiglia, società, religione, fisico e addirittura noi stessi, alle volte, come conseguenza della nostra visione della realtà;
  • must è un dovere che viene da dentro, il corrispondente del voglio che esprime l’obbligo, la necessità di agire in risposta agli input del nostro cuore.

Cortocircuito

Quando ci troviamo a questo incrocio, la difficoltà di scegliere quale strada imboccare è dovuta al sovraccarico del nostro cervello. Siamo così pieni di cose da fare che non abbiamo più tempo per annoiarci, non abbiamo più tempo per pensare, e non siamo più capaci di rallentare per farlo.

Ogni tanto facciamo cortocircuito e ci ammaliamo di ADT, attention deficit trait, una “malattia” molto simile al disturbo da deficit di attenzione, ma non genetica, bensì indotta dai ritmi della vita moderna.

I sintomi dell’ADT sono l’incapacità di scegliere, la sensazione di non essere in grado di esprimerci al meglio anche se stiamo dando il massimo e più, una lista di cose da fare che non finisce mai, condita dalla desolazione di dimenticare troppo spesso le cose importanti o, peggio ancora, di non riuscire a dedicare il nostro tempo alle cose importanti presi come siamo da cercare di rispondere all’ultimo stimolo che abbiamo ricevuto. Spossati. Sfiniti. Sconfitti. Ci battiamo ogni giorno come un toro che attende il colpo mortale.

A differenza del toro però, noi abbiamo una via di scampo.

Volere

Quando decidi di seguire i tuoi voglio, che strada prendi? Anche se questo non succede da tempo, sono sicuro che sei capace di rispondere senza stare a pensarci.

A volte identificare i propri voglio è difficile, ma se ci guardiamo indietro e ripercorriamo la strada sulla quale abbiamo lasciato le nostre impronte troviamo molte risposte agli interrogativi che riguardano la nostra vocazione.

Priorità

Se non esplicitiamo le nostre priorità corriamo il rischio che qualsiasi devo suoni più importante dei nostri voglio. Così ce ne restiamo un’ora in più in ufficio per finire un progetto importante senza renderci conto che è una cosa che non rimpiangeremo mai, mentre al nostro funerale sarermo noi a piangere pensando a tutte quelle sere in cui abbiamo lasciate sole a case moglie e figlia per finire un lavoro che chissà cos’era.

Le conseguenze di non avere un piano di vita sono nefaste. L’unico modo per evitarle è smettere di ascoltare gli altri e cominciare a dare ascolto a se stessi. Perché non c’è nessun altro al mondo che ci conosca così bene da poterci dire cosa fare e cosa no.

Immersione

Scoprire i nostri voglio non è complicato. Però, richiede di guardarci dentro.

Alcuni modi di scoprire i nostri voglio, secondo Elle Luna, sono:

  • rispondere alla domanda: cosa faresti se potessi fermare il tempo per un giorno e fare quello che vuoi?
  • scrivere il nostro elogio funebre come verrebbe recitato oggi se fossimo morti l’altro ieri;
  • assumere la decisione di imparare qualcosa di nuovo ogni mese, non importa cosa: quando al centro ci siamo noi, prima o poi quello che abbiamo scelto si contamina dando forma al nostro vero io;
  • identificare modelli, temi ricorrenti e connessioni fra le cose che facciamo, tenendo traccia – magari in un diario – di tutte le cose che ci passano per la testa, così da identificare la strada dei voglio.

Quando sai perché sei qui – per fare cosa sei stato messo su questa terra – è davvero sfidante tornare alla vita di prima ed essere soddisfatto. Per questo Must (voglio, nda) è sfuggevole. Per questo evitiamo di ammettere quello che vogliamo. Per questo i nostri desideri più profondi siedono nascosti per mesi, anni, una vita intera. E per questo questo viaggio è affascinante, intossicante, e decisamente intimidatorio. – ELLE LUNA

Ma…

Ma non ho tempo. Non ho soldi. Non ho lo spazio…

Qualunque cosa tu sia nato per fare, falla ora. Le condizioni sono sempre impossibili. - DORIS LESSIG Click to Tweet

Meglio provarci e fallire che non provarci affatto, perché quello è il vero fallimento: accettare per scelta di non vivere la nostra vita, ma quella che dovremmo vivere. Non quella che voglio, ma quella che devo, o meglio quella che voglio dovere perché non voglio volere la mia.

Non chiedere di cosa il mondo abbia bisogno. Domandati cosa ti faccia sentire vivo. Perché il mondo ha bisogno di persone che si sentano vive. – HOWARD TRUMAN

Come iniziare a scegliere i voglio

Per cominciare a dedicare del tempo a noi stessi è necessario bloccare delle ore sul nostro calendario. Non è però sufficiente.

Quello che ho scoperto è che trasformando i nostri voglio in un side project tutto questo diventa più facile. Avere un progetto per coltivare i nostri voglio ci aiuta a definire gli obiettivi da raggiungere, e questo mette in moto un meccanismo che alla lunga ci porta a vivere intenzionalmente.

Anche senza stare a fare mille ragionamenti e pensieri, l’unica cosa che fa la differenza è mettere nero su bianco un voglio ogni giorno e agire per realizzarlo. Prendendosi un rischio quando è necessario. Muovendo un passo in avanti ogni giorno e facendo ogni giorno qualcosa per noi. Qualche che voglio e non devo.

Se continuiamo a scegliere i voglio prima o poi i voglio sceglieranno noi.

È questa la sfida.

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