Con i propri pensieri

Paul è un uomo come me, con alle spalle 20 anni di freelancing. Un giorno ha lasciato la sua città per andare a vivere a Tofino, un villaggio con duemila abitanti sull’isola di Vancouver. Immerso nel verde, senza fibra, e dove anche il cellulare probabilmente non prende benissimo. Gli è successa una cosa buffa, racconta nel suo libro Company of One , in uscita il prossimo anno e che ho la fortuna di leggere in anteprima. Vivere in una foresta, senza TV e senza Netflix, ti forza ad approfondire i tuoi pensieri. E non c’è niente che faccia più paura, scrive Paul. Condivido. Non a caso, ci sono persone che si auto-infliggerebbero una scossa elettrica piuttosto che rimanere soli con i propri pensieri 1. Ho affrontato questo tema per la prima volta illustrando come e perché tutti noi dovremmo imparare a rallentare per trovare il tempo di pensare. Ci voglio tornare su un attimo.

Oggi una delle cose più difficili da fare è rimanere soli con i propri pensieri. Nella società della distrazione tutto quanto sta al di fuori di noi combatte per la nostra attenzione, il nostro tempo, e la nostra energia, costringendoci a fare opt out per riprendere il controllo della nostra vita, Cosa che, come scrivo nel mio libro, passa dal riconnettersi con i propri perché. Per arrivarci occorre creare un ambiente favorevole a questo tipo di connessione, e ciò è possible solo se disinneschiamo tutti quegli elementi che generano attrito.

Un habitat ideale per i tuoi pensieri

Doverosa premessa: l’unico modo di creare un ambiente favorevole per i nostri pensieri credo sia andarsene per qualche tempo su un’isola deserta, ma ahimè non sempre questo è possibile. E se ci portassi i miei bimbi sull’isola deserta, rimanere solo con i miei pensieri sarebbe comunque impossibile. Perciò, ho elaborato una strategia alternativa, che sta dando i suoi frutti.

  1. Disattivare TUTTE le notifiche. Quelle che tengo ancora attive sono la sveglia e i promemoria. La regola generale è decido io quando.
  2. Ridurre il consumo dei media. Questo ha un duplice vantaggio: da un lato infatti mi lascia con più tempo per i miei pensieri, e dall’altro mi richiede scelte maggiormente ponderate circa quello che consumo. Per esempio, rinunciando ad ascoltare podcast in macchina o mentre corro, per lasciare spazio ai miei pensieri, e leggendo anziché guardare la TV, perché il tempo della lettura consente al mio cervello di elaborare sui contenuti ricevuti. Il mio minimalismo esistenziale è fondamentale in questo.
  3. Meditare. La meditazione è infatti un esercizio di concentrazione e la cosa più utile che ho imparato meditando è lasciare andare i pensieri. Su questo vorrei soffermarmi.

Mente vuota, mente piena

Quando mediti, sei chiamato a concentrarti su una cosa sola. Che sia il tuo respiro, una candela o un mantra poco conta, quello devi fare: concentrarti. E per concentrarti, ogni volta che ti si presenta un pensiero, lo etichetti e lo lasci andare. È un po’ contro-intuitivo, ma fidati. Questo tipo di esercizio è di fatto un allenamento che ti consente in altri momenti di disconnetterti dal mondo esterno e connetterti con te stesso.

Quando decidi di spendere del tempo con i tuoi pensieri, infatti, quello che devi fare è tenere lontano ogni altra distrazione e ogni altro pensiero che non c’entri. In un centro senso, potremmo definire questa attività meditazione sui propri pensieri. Non diciamo infatti “ci ho meditato sopra” per indicare che abbiamo riflettuto su un tema approfonditamente?

Ecco, imparare a meditare ci aiuta a trovare il coraggio di affrontare i nostri pensieri. Vale a dire, sederci per terra a gambe incrociate, con le mani in grembo, isolandoci dalla società della distrazione, e ascoltare i nostri pensieri, così come vengono. Soffermandoci solo su quelli che vengono da dentro, e lasciando andare tutti quelli che si vorrebbero intrufolare.

Provaci e fammi sapere che ne pensi.

  1. Secondo uno studio di Timothy Wilson dell’Università della Virginia.
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  1. 1. Gestire in modo militaresco il calendario
  2. 2. Individuare e programmare le priorità
  3. 3. Dire di no a ciò che ti ruba tempo (e farti rispettare)

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