Fai. Spazio. Per te.

Premessa: questo è un post lungo. Ti occorre tempo per leggerlo. Se non hai cinque minuti per leggerlo, non leggerlo. Significa che non sarai mai in grado di fare spazio per te.

Che cos’è lo spazio? Pensaci un attimo e dammi la tua definizione.

Lo spazio è tutto e nulla. È il niente assoluto che contiene le stelle e le costellazioni, con le loro luci su cui abbiamo costruito storie e definito sogni. Probabilmente, la tua definizione di spazio è abbastanza vicina a questa.

Lo spazio fisico, cito da Wikipedia, è un luogo indefinito e non limitato nel quale si ritiene siano contenute tutte le cose materiali. Queste, avendo un’estensione, ne occupano una parte e assumono nello spazio una posizione, la quale viene definita in maniera quantitativa secondo i principi della geometria, e, qualitativamente, in base a relazioni di vicinanza (lontananza) e di grandezza (piccolezza). Lo spazio non è vuoto. È pieno di cose, ma non solo. Nello spazio, c’è anche spazio.

Lo spazio, quello cosmico, non ha un confine netto. Anche se l’uomo si è inventato che comincia 100 chilometri sopra il livello del mare. Al di sotto di quella che è chiamata linea Kármán non c’è spazio. Ci siamo noi essere umani con tutti i nostri piccoli casini. Cento chilometri sopra la linea del mare non ci sono proprietà. Nessuno, almeno in teoria, può rivendicare quello spazio(fn).

Lo spazio ortografico

Visto che c’è spazio per tutti, qual è il mio spazio? Mi sto arrovellando da giorni con questa domanda.

Sempre Wikipedia: Lo spazio cosmico è il vuoto che esiste tra i corpi celesti. Non è completamente vuoto, ma contiene una bassa densità di particelle […] La teoria suggerisce che contiene anche materia oscura e energia oscura.

In tutta onestà, mi trascino dietro questa energia oscura fin da quando ero bambino. Ci ho sempre combattuto. Fin da quel giorno che gettai il portafoglio di un altro bimbo cattivo nell’urinatoio del bagno dei maschi. Per carità, se lo meritava. Si meritava anche di peggio, ne sono certo. Non mi ricordo perché, ma mi riesco ancora a vedere fiero di quel gesto che gli fece intravedere la mia cattiveria. Oggi non posso essere contento di quell’episodio, perché reagire al male con il male è un errore. L’unico modo di ripristinare la situazione originaria è reagire con una forza uguale e contraria, come l’acqua quando si scontra con un corpo. Però quel gesto servì a definire e proteggere il mio spazio. Io non sono uno che si fa mettere i piedi in testa, e questa cosa altre volte mi è costata un po’ più cara di una ramanzina del preside.

Torniamo a Wikipedia. Nello spazio intergalattico, la densità della materia può essere ridotta a pochi atomi di idrogeno per metro cubo. […] Plasma con una densità estremamente bassa e temperatura alta […] rappresenta la maggior parte della materia barionica comune nello spazio; concentrazioni locali si sono evolute in stelle e galassie. Lo spazio intergalattico occupa la maggior parte del volume dell’universo, ma anche le galassie e i sistemi stellari sono composti quasi interamente da spazio vuoto.

Insomma, c’è ampio spazio per crescere, ma anche gli altri lo fanno. E mentre tutti lo fanno, nello spazio intergalattico si muovono oggetti di varia dimensione che ogni tanto collidono. Con il rischio di colpirci.

Mi immagino di essere una piccola concentrazione di materia barionica: come posso fare per evolvermi in una stella senza scontrarmi con gli altri?

Il tuo spazio vitale è costantemente minacciato da fattori esterni. Nello spazio ci sono oggetti piccoli e grandi che si muovono per i fatti loro. Gli altri. Essi, con il loro movimento e la loro crescita, rappresentano una minaccia per il tuo spazio.

L’unico modo di difendersi, di proteggere la propria crescita, è fare spazio. Uno spazio come quello ortografico, cioè quell’elemento che separa tra di loro le parole di una frase. Uno spazio sufficiente a far esprimere a ogni parola il proprio significato, correlandola al contempo a un elemento più ampio del discorso, la frase.

Lo spazio-tempo

Ultima citazione da Wikipedia: Lo spazio fisico reale si ritiene sia tridimensionale, anche se nella fisica moderna tale spazio tridimensionale è considerato come parte di un continuo a quattro dimensioni detto spazio-tempo, che comprende anche il tempo. Se lo spazio, quindi, si sviluppa nel tempo, è dunque possibile per me iniziare a creare il mio spazio. È un po’ quello che ho iniziato a fare scrivendo questo blog. Ho creato di Internet.

Per proteggere il mio spazio ho poi iniziato a creare quelli che Shawn Blanc chiamerebbe “margini”.

I margini

Anatomy costellazione scura

Il dizionario Sabatini Coletti offre quattro definizioni di margine. Ci riferiamo di solito a una delle prime tre: parte estrema di una cosa, zona estrema e quantità superiore allo stretto necessario. Non sono però quelle che mi interessano. Il margine a cui mi riferisco è quella zona bianca non occupata dalla scrittura ai quattro lati di un foglio manoscritto o a stampa. Applicato alla nostra vita, al mio spazio, il margine è quello che mi permette di definire lo spazio del mio scritto. In senso più ampio, proteggere il contenuto della mia vita. Tenere lontano dal mio spazio quelle cose che lo minacciano.

Da questo punto di vista, i margini sono lo strumento per fare spazio. Senza margini, il tuo spazio non è protetto.

Gestire i margini

I margini vanno gestiti. Pensa a quando disegni un sito web. Attraverso i margini inseriti nei fogli di stile definisci lo spazio attorno agli elementi. Il margine pulisce l’area attorno a un elemento, oltre al bordo. Il margine non ha un colore di sfondo ed è completamente trasparente spiega W3schools. Senza margini, non esiste uno spazio. Se non crei un margine per la tua vita, per i tuoi sogni, non gli stai creando spazio.

I margini si gestiscono sia dall’interno che dall’esterno. Nel primo caso, sei tu a doverli creare. Nel secondo, li devi gestire. Se non definisci orari e luoghi in cui coltivare le tue passioni, in cui vivere la tua vita, non hai fatto spazio per essa.

Quali sono questi momenti? Io ho iniziato ad alzarmi presto la mattina per fare spazio al mio blog e ai miei progetti. Nel farlo, mi sono reso conto dei limiti che ho accettato. Passo non meno di dodici ore al giorno fuori di casa per lavoro. Ho un’attività varia e che mi piace, ma quanto più mi dedico a essa, tanto più tempo sottraggo a famiglia e progetti personali, che sono i [fattori in base a cui definisco il mio successo]. Così piano piano ho iniziato a mettere dei paletti anche a quello.

Il mito della carriera

Ho smesso di credere al mito del lavoro e della carriera per caso. Quando un giorno ho raggiunto un momento di stallo, quando mi è stato chiaro che dovevo fare un passo avanti in qualche modo e ho iniziato a guardarmi attorno. Allora mi sono reso conto che il lavoro aveva ridotto al minimo il mio spazio vitale.

Il giorno in cui l’Inter ha rivinto lo scudetto dopo 17 anni io ero al lavoro anziché allo stadio. Ero al lavoro perché non mi era stato consentito di prendermi una domenica libera. Sono dovuto scendere in strada per esultare. Quel giorno ho capito che il giornale aveva fagocitato la mia vita. Si era mangiato le partite di calcetto così come lo stadio. Aveva fatto sparire le cene con gli amici e le gite in moto. Si era impossessato della mia scrittura. Così ho capito che dovevo farmi spazio. Ci ho messo un po’, perché il coraggio non è facile da trovare e spesso arriva insieme alla disperazione, ma alla fine mi sono licenziato. Ho ricominciato da capo, confidando nella quarta dimensione dello spazio: il tempo. Solo investendo nel tempo riesci a farti spazio.

Fai. Spazio. Per te.

Ci ho messo cinque anni, ma oggi la mia vita ha dei margini. Benché risicati. Però ce li ha. Due ore e mezzo tutte le mattine e un intero weekend. Piano piano, ce la faccio. Guadagno più di prima, ma non ho risolto il problema.

Nel mio spazio è entrata da poco una creatura che ha bisogno di spazio anche lei. Significa che, di nuovo, devo ampliare il mio spazio. Di nuovo, devo tornare a lavorare sulla dimensione del tempo. Per fare spazio. Per la mia vita. Devo guadagnare di più e lavorare di meno. L’unico modo di farlo è trasformare in fonte di guadagno quello che mi piace fare. L’ho già fatto e so che posso rifarlo. Così come so che non è per nulla semplice.

Fai. Spazio. Per te.
Me lo ripeto tutte le mattine. Prima o poi ci riesco.
Fai. Spazio. Per te.
Anche tu.
Dammi retta. Ci vuole un sacco di tempo, ma ne vale la pena.


PS: Questo post è poi divenuto parte del mio ebook Sognare per vivere. Se ti è piaciuto il post, considera di scaricare l’ebook.

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