3 metodi per trovare tempo per se stessi, ideali per i “non ho tempo” cronici

Spesso sento obiettare che, oltre al coraggio, per vivere secondo le proprie intenzioni occorre tempo. Dedicare del tempo a se stessi sembra essere la cosa più difficile, ed è in parte vero, perché raramente prenotiamo il nostro tempo, così quando gli altri arrivano e trovano spazio se lo prendono loro.

La cosa più importante da fare per vivere la propria vita è dedicarle del tempo. Questo tempo va prenotato in anticipo, bloccato sul calendario, altrimenti non abbiamo altro modo di proteggerlo. E va “trovato” fra le attività quotidiane.

Nella Sfida di Vivere Intenzionalmente ho sottolineato l’importanza dei margini e indicato il percorso da fare per inserirli all’interno della nostra settimana ideale. I margini sono cuscinetti di tempo che servono a fare spazio per le cose importanti ed evitare di essere risucchiato da quelle urgenti.

In Living Forward Michael Hyatt e Daniel Harkavy individuano tre strumenti per creare dei margini molto simili a quelli che ho proposto io nel corso di Vivere Intenzionalmente:

  1. Gestire in modo militaresco il calendario;
  2. Individuare e programmare le priorità;
  3. Trovare il modo di dire di no a quanto non è allineato con i nostri valori.

1. Smistamento del calendario

Il termine che gli autori del testo utilizzano è triage, un vocabolo inglese che indica lo smistamento delle vittime di una catastrofe. In campo militare, esso veniva utilizzato per indicare l’attività dei medici che decidevano a chi dedicare le proprie cure.

Durante un conflitto, i malati si dividono in tre categorie:

  • quelli che moriranno anche senza cure;
  • quelli che sopravviveranno solo se curati;
  • quelli che sopravviveranno anche senza cure.

In tempi di guerra, i medici sono chiamati a dedicare le proprie risorse limitate – tempo ed energie – alla seconda categoria, l’unica in cui le proprie cure salvano delle vite.

Allo stesso modo, dobbiamo comportarci nei confronti del nostro calendario. Che lo usiamo o meno, è relativo. Tutti abbiamo mille cose da fare, sia che esse stiano scritte su un calendario, sia che vivano solo all’interno della nostra mente. Avere un calendario ti aiuta, perché puoi bloccare il tuo tempo prima che se lo prenda qualcun altro, e così riesci a mantenere l’attenzione su quello che vuoi fare, anziché farti travolgere da quello che devi fare.

Ogni settimana dovremmo affrontare il nostro calendario valutando in quali attività la nostra partecipazione è determinante. Alle altre, non è necessario partecipare.

Per distinguere fra queste cose, dovremmo chiederci in che modo ogni attività è correlata ai nostri valori e in che modo contribuisca a creare quello che ci lasciamo dietro, vale a dire la nostra eredità.

Tutto quanto non è essenziale dobbiamo trovare il coraggio di eliminarlo, o affrontarlo in altra maniera che non consumi il nostro tempo e le nostre energie. Per esempio delegando, o pagando qualcuno perché se ne occupi.

Per essere sicuri di dedicarci solo a ciò che genera valore, mentre riprogrammiamo il calendario in accordo con la nostra analisi siamo chiamati a rinviare tutto quanto può essere rinviato senza che questo impatti sulle nostre intenzioni di vita.


2. Programmare le priorità

Quando abbiamo definito i nostri valori e le nostre priorità, possiamo dedicarci alla programmazione di quanto ci sta a cuore. Gli strumenti suggeriti da Hyatt e Harkavy per farlo sono la settimana ideale e il piano annuale, entrambi presenti nel percorso che ho creato.

Nel template della settimana ideale ogni giorno è dedicato a una tematica specifica – nella mia per esempio ci sono i giorni in cui scrivo per i miei progetti, quelli in cui scrivo per terzi, e quelli in cui mi prendo cura di promozione e amministrazione della mia attività. Ogni giorno è diviso in tre fasce:

  • tempo per se stessi;
  • tempo per il lavoro;
  • tempo per gli altri (famiglia, amici e comunità).

Il template del piano annuale serve invece, sempre secondo gli autori di Living Forward, a pianificare in anticipo gli eventi importanti dei prossimi tre anni, bloccando sul calendario le nostre priorità così che le cose importanti non vengano cancellate da quelle urgenti. Su questo calendario dovremmo mettere per esempio compleanni e anniversari, feste, eventi di lavoro, vacanze, incontri programmati, viaggi speciali, e anche il tempo per gli amici.

Questo tipo di programmazione è utile per prepararci per tempo a quello che viene. Complementare a questa, a mio avviso, è l’utilizzo di un’applicazione per ricordarci degli eventi prossimi venturi e le azioni che essi ci richiedono. Io per esempio utilizzo l’app Reminder (Promemoria) del mio iPhone per tenere presenti le cose da fare, come per esempio comprare un regalo per tempo. Quest’app infatti continua a mantenere sul lock screen dell’iPhone i promemoria non completati.

3. Dire di no, con grazia

La lista dei no è uno dei capisaldi del percorso che ho deciso di condividere con i miei lettori. Questo perché troppe volte rispondiamo di sì quando invece dovremmo dire di no, finendo così col rinunciare alla nostra salute, ai nostri progetti, togliendo del tempo a moglie, figli e genitori per assecondare le richieste di qualcuno che per noi è magari poco più che un estraneo o un semplice collega.

Quando ci viene avanzata una richiesta non allineata con i nostri valori, di solito ci troviamo in una di queste situazioni:

  • vorremmo dire no e invece diciamo sì per un qualsiasi devo esterno anziché rispettare i nostri voglio;
  • diciamo no fregandocene perché la relazione con il richiedente non ha valore per noi oggi, dimenticando che il mondo è piccolo e questa relazione potrebbe un giorno riproporcisi, e allora potremmo essere noi ad avere bisogno e vederci negato in malo modo ciò che chiediamo;
  • non diciamo nulla per non offendere il richiedente e lasciamo cadere la cosa, sperando che si risolva da sola o finisca nel dimenticatoio.

Hyatt e Harkavy propongono di trarsi d’impaccio sfruttando un meccanismo che ci consenta di rendere il nostro no comprensibile e gradevole, lo stesso che Greg McKeown suggerisce in Essentialism1: sì – no – sì.

Il primo sì è un sì a se stessi, volto a proteggere ciò che abbiamo e che per noi è importante. Il no è definito dai limiti che ci siamo posti identificando i nostri valori, e di conseguenza definendo ciò che non è affine alla nostra vita, ponendo dunque dei limiti alle richieste che possiamo accettare. Il secondo sì è destinato a salvare la relazione ed esprimere il nostro lato umano, offrendo un’alternativa a noi più gradita.

In termini pratici, suggerisco di aggiungere un po’ di apprezzamento “a propri” specie quando dire di no in effetti ci spiace o potrebbe essere preso male. E cioè, giusto per fare un’esempio: Che bella iniziativa, ti ringrazio di avermi invitato e mi piacerebbe partecipare. Purtroppo sabato non posso perché è il giorno che dedico a mia figlia e per nulla al mondo le toglierei del tempo per dedicarlo ai miei interessi. Se però l’anno prossimo la fate durante la settimana provo a prendere un permesso dal lavoro per venire.

Ricapitolando

Per vivere appieno la nostra vita occorre creare dei margini per concentrarci sui nostri voglio e proteggerli dai devo esterni che la società e le altre persone ci propongono. Individuare le nostre priorità e bloccarle sul calendario è fondamentale per riuscire a dedicare il nostro tempo alle cose che ci permettono di generare valore. Non possiamo però arrivarci se non programmiamo in anticipo le cose importanti e non cominciamo a dire di no a quanto non è allineato con le nostre intenzioni.

Se ti interessa approfondire questi temi, ti consiglio di dare un’occhiata al programma della Sfida di Vivere Intenzionalmente.


  1. Tradotto in italiano con il pessimo titolo Dritto al Sodo

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