Qual è l’unica parola da non usare mai, quali hackerano la tua vita e come sfruttarle per i tuoi obiettivi

Quando dici “ci provo”, accetti il fallimento. Se dunque elimini questa parola dal tuo vocabolario, aumenti esponenzialmente le probabilità di raggiungere i tuoi obiettivi. Specie se utilizzi le parole appropriate per descriverli. Pensi di essere capace di farlo?

Fare o non fare

Non c’è provare. Questa massima del maestro Yoda la conosce chiunque, ma pochi ne comprendono appieno il valore perché non hanno mai approfondito il contesto e la confinano in una battuta di Guerre Stellari1. È invece una frase che va letta nel proprio contesto. Vediamolo.

Yoda sta allenando Luke Skywalker nell’uso della forza. Dopo che l’aspirante jedi ha sollevato diverse pietre usando il solo pensiero, il maestro gli chiede di recuperare la navicella spaziale affondata nella palude. Non si può, decreta Luke. Il maestro gli spiega allora che la differenza fra sollevare una pietra e un’astronave esiste solo nella sua mente. E cioè nel come lui vede le cose e affronta il problema. Allora l’allievo decide di provarci.

No! Provare no! Fare o non fare. Non c’è provare. YODA Click to Tweet


Il rischio di provarci

Se un gruppo di terroristi irrompesse nella stanza dove ci troviamo e io ti dicessi “proviamo a scappare”, cosa penseresti? Di certo, che non considero la cosa fattibile e accetto che potremmo non riuscirci.

Se invece ti dicessi “scappiamo”, probabilmente non avresti dubbi e penseresti che ho le idee chiare e che il mio piano funzionerà. Che poi sia davvero così non è detto, ma il proportelo come soluzione e non possibilità fa la differenza nel come tu lo percepisci.

Nel primo esempio il fallimento è una possibilità tanto quanto il successo, ma un po’ più probabile. Si prova a evitarlo. Nel secondo, farsi fare la pelle dai terroristi non è un’opzione male che vada, ma è proprio fuori discussione. Provarci significa accettare di non riuscirci.

Le parole sono innocenti, tu no

Ti è mai capitato di essere frainteso? Questo avviene perché le stesse parole hanno significati diversi a seconda di chi le ascolta.

Prendi la paura. “Ho paura di non riuscirci” è un classico modo di dire per anticipare il fallimento. “Ho paura, quindi sto facendo qualcosa che vale la pena fare” è un modo completamente diverso di affrontare la stessa situazione. Se hai paura infatti significa che sei davanti a qualcosa che ti sta a cuore, che è importante, altrimenti non te ne fregherebbe nulla.

Stessa parola, due stati d’animo diversi. Che cosa significa per te paura? Quale stato d’animo ti procura?

Il problema del problema

Di per sé le parole non impattano il nostro modo di agire. È l’umore e l’interpretazione che noi associamo a esse che gli permette di governare la nostra mente.

Dove voi vedete problemi, io vedo opportunità. ISHAY GREEN Click to Tweet

Qualche anno fa, discutendo con il giovane imprenditore israeliano Ishay Green2 sulle condizioni per chi fa startup nel nostro Paese, mi sentii dire che il problema di noi italiani è che vediamo solo problemi. “Quando giro l’Italia – disse – io vedo un sacco di opportunità”. Per lui, ogni problema rappresenta una sfida e al tempo stesso un’opportunità di trovare una nuova soluzione.

È la nostra interpretazione stessa della parola “problema” che determina come reagiamo davanti a un problema. Come per la paura.

L’interpretazione del fallimento

Thomas Edison inventò la lampadina solo dopo una lunga serie di fallimenti. Egli però sapeva fin dall’inizio che la vita dell’inventore è costellata da numerosi flop. Se si fosse fermato davanti a uno di questi, saremmo ancora al buio.

Non ho fallito. Ho solo scoperto mille modi in cui non funziona. THOMAS EDISON Click to Tweet

Anche per chi fa startup il fallimento non è una tragedia. Sempre meglio non incontrarlo, ma se si manifesta è perché la startup si trova in una fase di passaggio. Il fallimento in questo caso è un processo di apprendimento. Per capire come avere successo è infatti necessario comprendere come e perché si fallisce. Edison era uno startupper ante litteram, in questo senso.

Il fallimento è tale solo se avviene alla fine della storia. Altrimenti è un colpo di scena. DANNY INY Click to Tweet

Le parole da usare per i tuoi obiettivi

Se e allora. sono queste le parole da usare per gestire la meglio la tua vita e i tuoi progetti.

Se ci tieni davvero, allora leggerai questo articolo 🙂 Click to Tweet

Se rappresenta sia la condizione che il limite, come sottolinea Michael Hyatt in un post sulle parole più importanti per avere successo.

Se significa anche programmazione. Previsione. Presa di coscienza di quello che può succedere. Controllo. Consapevolezza. Prioritarizzazione. Valori. Se, come vedi, è una parola magica.

Se qualcosa è in conflitto con la mia famiglia, no.

Se qualcosa è in conflitto con i miei valori, no.

Se voglio smettere di lavorare alle 5 per andare a giocare a calcetto, devo finire quello che ho in agenda per le 4. Se voglio comprare un computer nuovo, devo prima vendere quello vecchio. Se ti amo, devo accettare che tu non sia come io vorrei che tu fossi.

Allora rafforza i nostri piani. Ci aiuta a tracciare la via, e allinearla con i nostri valori.

Allora significa che sai chi sei davvero e cos’è importante per te. Sai come agire quando ti trovi in ogni situazione. Anche quando rifiutarsi di fare qualcosa può sembrare brutto. Anche quando stai per perdere il controllo. Anche quando non sai più che pesci pigliare. Perché allora conosci già la risposta giusta.

Come scegliere le parole da usare per i tuoi obiettivi

Le parole sono estremamente di aiuto perché definiscono il tuo pensiero e di conseguenza le tue azioni. Se impari a usarle correttamente la tua vita ne trarrà beneficio.

Definire con parole appropriate ogni cosa ti permette di assegnarle la giusta importanza. Così pagare le bollette non è una gran rottura di c…o, ma semplicemente una delle cose a cui non ti puoi sottrarre e che però puoi smarcare mentre prepari il the.

Il modo migliore di hackerare la propria vita con le parole è usarle per definire l’umore con cui approcciamo ogni attività.

Per esserci d’aiuto nel raggiungere i nostri obiettivi, le parole devono indicare qualcosa di:

  • Concreto, perché quando sei vago togli senso specifico a ciò che fai e perdi la concentrazione; insomma, se usi parole vaghe descrivi cose che puoi vagamente raggiungere e che non saprai mai, concretamente, come raggiungere.
  • Motivante, perché se le parole con cui descrivi i tuoi obiettivi non ti fomentano a raggiungerli, come puoi pensare di riuscirci? I risultati a cui aspiri devono ispirarti a raggiungerli.
  • Misurabile, perché altrimenti come fai a sapere se sei sulla strada giusta?
  • Raggiungibile,  e quindi riferirsi alle tue competenze.

Ti avevo preparato un esempio, ma poi ho pensato dovresti farmelo tu. Metti insieme le parole giuste per cambiare l’approccio a un problema a cui non hai ancora trovato soluzione. Qual è questo problema? Come si risolve concretamente? Perché ci tieni così tanto a risolverlo? Come fai a capire che lo stai risolvendo? Sei davvero in grado di farlo?

Conclusioni: un facile esercizio per tutti i giorni

Da qualche mese ho cambiato il mio modo di parlare e scrivere. Certe parole, come provare, cercare o potere, e locuzioni come trovare il tempo, sono state bandite dal mio vocabolario. I risultati sono stati:

  • un netto miglioramento del mio approccio ai problemi di ogni giorno;
  • la capacità di accettare ogni cosa senza crucciarmene, compreso il fatto di aver quasi perso la vista da un occhio nel giro di sei mesi, con la conseguente operazione di cataratta che non è poi così normale a 39 anni, ma che per fortuna almeno per il momento sembrerebbe aver rimesso le cose a posto;
  • una maggior capacità di focalizzare la mia attenzione sulle cose che davvero contano, da cui è derivato il rifacimento di questo sito, per cui avevo preventivato un paio di mesi di lavoro, nel giro di dieci giorni.

Erano semplici obiettivi che avrei potuto raggiungere anche prima se solo avessi avuto la consapevolezza che erano a portata di mano e che dovevo solo cambiare il modo in cui mi riferivo a essi per raggiungerli.

Ti lascio questo esercizio da fare. Scrivi su un foglietto o in un’app come Momentum o Productive le parole che non devi usare, e ogni giorno che riesci a non usarle segnalo come un giorno in cui hai raggiunto il tuo obiettivo.

C’è una sola regola. Puoi farlo, o non farlo, ma non puoi provarci.


  1. Anzi, per essere precisi L’impero colpisce ancora 
  2. Uno che la sua prima startup l’ha venduta a McAfee. 

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