Quello che succede quando pianifichi buoni propositi e sogni

Uno dei miei obiettivi per il 2020 era godermi un po’ di più la vita e riprendere a suonare. Ho investito tempo e risorse nello studio del pianoforte e del jazz, e a furia di ascoltare Miles Davis mi è tornata voglia di suonare la tromba. Qualche mese fa l’avevo messo nella mia bio non ufficiale: “Sogno di riprendere a suonare la tromba”. Sogno perché la tromba fa casino, non si può studiare a tutte le ore, e poi è difficile, costa un sacco di fatica. Lo so bene perché l’ho suonata dagli 11 ai 14/15 anni. E poi non stava nel mio piano per un anno memorabile, anno per altro incasinato dalla pandemia e in cui persino il piano, che posso suonare con le cuffie, ha rischiato di naufragare. In ogni caso, perché un sogno esista occorre un sognatore, e visto che non c’era nessun altro disponibile… E insomma, intanto che mi sognavo la tromba, questa cosa della musica era stata messa nero su bianco. Per quest’anno avevo infatti deciso di concentrarmi sulle relazioni (imparare ad ascoltare, essere più gentile, organizzare attività familiari) e sul riposo/divertimento (dormire di più e suonare il piano).

Ora, lasci che ti elenchi alcune delle cose che sono successe dopo che avevo steso il mio piano:

  • il lockdown ha chiuso la scuola di musica, così ho imparato a fare lezione online;
  • poi ha chiuso anche le scuole, e con i bambini a casa per lavorare sono stato costretto a comprare delle cuffie con la cancellazione attiva del suono, cosa che mi ha portato ad ascoltare di nuovo tanta musica;
  • il Post ha pubblicato un approfondimento su Miles Davis e l’anno più importante per il jazz, che ho subito trasformato in una playlist;
  • da più e più parti sentivo ripetere che il jazz è come una lingua (prima impari a parlare e poi studi la grammatica) e per questo motivo ho iniziato ad ascoltare con attenzione i migliori pianisti, che spesso suonavano con Miles Davis (sempre lui, quello che con la sua tromba ha cambiato la musica, tre o quattro volte);
  • mi sono iscritto all’Inner Circle di learnjazzstandards.com, sito di corsi e gruppi di studio sui brani jazz, dove mi è stato chiesto di creare un nickname, e dopo averci riflettuto a lungo ho accantonato l’idea di metterci Shun Gon, il gatto cinese che suona il piano nella band dei gatti randagi degli Aristogatti (spoiler: svelo tutto più avanti), e per non cancellare del tutto il mio sogno ho scritto Scat Cat, ovvero il gatto che suona la tromba;
  • poi ho ho tirato fuori la tromba per vedere se fossi ancora capace di suonarla a distanza di 30 anni e sì, qualche nota ne è venuta fuori;
  • cercando su YouTube “come suonare gli acuti”, che erano il mio tallone d’Achille, ho trovato un ragazzo di Trieste che propone un metodo “naturale” per suonare la tromba e che promette di compiere magie, così ho deciso di lasciarmi ammaliare e ho preso tre lezioni, che ovviamente non hanno avuto alcun effetto magico, ma hanno connesso il nerd che c’è in me con l’aspirante musicista e così ho iniziato a rovistare in giro per il web cercando di capire come diavolo si suonasse, tecnicamente parlando, questo benedetto strumentino, e possibilmente qualcuno di più esperto che mi spiegasse come usare questo metodo magico (la speranza è l’ultima a morire, si sa);
  • la direttrice di una scuola di musica, mia lettrice, mi ha contattato per una consulenza di comunicazione, e curiosando sul suo sito ho visto che l’insegnante di tromba è un musicista jazz, ma il bottone per chiedere informazioni non funzionava e ho lasciato perdere;
  • continuando a rovistare su YouTube, mi è uscito il video promozionale del corso di tromba della scuola suddetta, e ho mandato una mail alla vecchia maniera per avere alcune informazioni, ma con mio disappunto la risposta non automatica è stata peggio di una risposta automatica, e quindi ho lasciato perdere, di nuovo;
  • non troppo: ho contattato il musicista/insegnante tramite Facebook (be’, a qualcosa serve tutto sommato), ci ho parlato, ma quando gli ho chiesto di fissare una lezione di prova è sparito;
  • allora ho concordato una lezione con un altro musicista italiano che vive fra Los Angeles e l’Abruzzo, anche questo trovato su YouTube, ma non molto interessato a prendere allievi, il quale però mi ha detto che non sono poi messo così male (di cos’altro puoi avere bisogno per coltivare un sogno se non di un altro matto che dice che proprio così matto non sei?);
  • allora ho comprato un bocchino nuovo, per principianti, una copia di quelli belli, per provare, perché dare la colpa della mia incapacità di emettere un suono pulito al pezzo che ti aggancia alla tromba mi sembrava un ottimo modo per concedermi una seconda possibilità, e con il nuovo bocchino suono già meglio (e suonando il vecchio dopo il nuovo suono meglio anche quello, così per magia credo);
  • la direttrice della scuola di musica, per ringraziarmi dei suggerimenti che le ho dato, mi ha regalato delle lezioni di tromba, con quel musicista che si era rifatto vivo dopo giorni, ma intanto io ne avevo trovato un altro.

Una delle cose più importanti che ho imparato dalla vita è che bisogna ascoltarla. E porre attenzione alla serendipità. Io non volevo riprendere a studiare la tromba, però dài, 15 minuti al giorno in pausa pranzo forse si possono trovare, e magari questo mi consentirà di suonare nel week end qualche brano. Senza alcuna ambizione. Tranne una, perché ovviamente un sogno è un sogno solo se può concretizzarsi no? Altrimenti è un’illusione.

Con questi pensieri in mente, raccontavo a mio padre di aver scoperto che la maggior parte degli allievi di tromba del ragazzo triestino sono persone di 50-55 anni con il mito della tromba, ma che non avevano mai potuto studiarla. Ne ho incontrati diversi su dei forum che ho iniziato a frequentare per curiosità. Mio padre ha detto: “Be’, ci sei quasi vicino, devi solo aspettare ancora un po’”. Io ne ho 43, di anni, giusto per precisazione. Ora, chissà che succede dopo queste lezioni, ma intanto la tromba l’ho ripresa in mano. Il problema è che in questi giorni devo finalizzare il mio piano per un anno memorabile, e dovrò decidere che fare della tromba. Aspettare altri 7 anni o dedicarle 15 minuti al giorno (che con una media di 4 giorni a settimana per essere generosi sarebbero 385 ore di studio in 7 anni)?

Tutto questo non sarebbe successo se non avessi inserito la musica nel mio piano per un anno memorabile e nella mia definizione.

Prima di arrivare al punto, però, tocca che ti racconti tutta la storia. Una storia che comincia sul finire degli anni Ottanta, in un cinema all’aperto arrangiato fra le mura di tre palazzine di un paesino della provincia di Savona. Proiettano gli Aristogatti, uno dei capolavori Disney meno reclamizzati. O sarebbe meglio dire suonano, anche se sarebbe scorretto perché a suonare è una band di gatti randagi: Shun Gon, il cinese, al piano e batteria, Hit Cat, l’inglese, alla chitarra acustica, Peppo, l’italiano, all’accordion, Billy Boss, il russo, al basso, e Scat Cat alla tromba. Seduto sulle seggioline di plastica un bambino di 11 anni rimane ipnotizzato dall’assolo di Scat Cat. L’amore è poi divenuto duro lavoro, o studio, che poi è la stessa cosa, e siccome all’epoca non c’era Internet trovare qualcuno che mi insegnasse a suonare la musica di Scat Cat fu quasi impossibile. La rigidità della musica classica, unita alle difficoltà di trovare un gatto che mi insegnasse quella roba lì, mi portò ad abbandonare la musica per il calcio (all’epoca suonavo nella banda di un comune del milanese dove le prove si facevano il giovedì sera, e quando gli allenamenti di calcio passarono dal mercoledì al giovedì non ci fu più partita).

***

Io credo che Babbo Natale ci porti soprattutto la capacità di sognare. Molti di noi la consumano quasi del tutto in questi giorni prima del nuovo anno, ma altri sono capaci di coltivarla nel corso degli anni. Tempo fa ho costruito un Planner per un anno memorabile per aiutarmi a farlo anche io e benché non si tratti di uno strumento magico che rende ogni desiderio realtà posso tranquillamente affermare che il suo porco lavoro lo fa.

Riprendendo in mano gli appunti per questo 2020, mi sono reso infatti conto che molti degli obiettivi che avevo non li ho chiaramente centrati, ma che quelli cerchiati in rosso, quelli su cui avevo deciso di concentrarmi, li ho pienamente raggiunti e ti dirò di più: quasi senza accorgermene. Nel senso che li avevo talmente introiettati che erano divenuti una seconda pelle e non mi ricordavo neppure più di averli scritti nella maniera in cui li ho trovati. E invece, il semplice metterli nero su bianco, lavorarci sopra e studiare abitudini performanti per arrivarci, mi ha portato lì. Anzi qui.

Poi molte delle cose sono saltate causa COVID, ma le più importanti hanno resistito. E più lo faccio, questo piano per un anno memorabile, più funziona. Per i prossimi sette anni ci metterò riuscire a suonare l’assolo di Scat Cat e per farlo dovrò imparare a suonare bene quelle dannate note acute. D’altra parte, altrimenti dovrei metterci “continuare a sognare”.

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