L’equazione temporale del successo

Se alla fine della settimana il tempo che spendi ogni giorno con i tuoi cari, sommato al tempo che sei riuscito effettivamente a dormire e a quello che hai dedicato alle cose che ti piace fare, è maggiore della somma del tempo che hai lavorato, di quello speso nei trasferimenti e di quello richiesto a risolvere problemi che non migliorano la tua vita, allora puoi definirti una persona di successo.

L’hai scritto anche tu su Facebook, dì la verità. Treno all’alba per andare di qui e poi di là, sei riunioni in tre ore e forse rincaso per dormire un paio di ore prima di volare in quell’altro posto. A volte è capitato pure a me di farlo. #sfigati che siamo!

Oggi che viaggio spesso fra Milano e Roma, città fra cui divido affetti e business, oggi che cerco di ottimizzare qualsiasi procedura per “guadagnare” tempo con l’obiettivo di scalare il mio business, oggi che ho qualche pelo della barba già bianco mi sono fermato un attimo a pensare a quello che rimane. Hai mai preso in considerazione l’ipotesi di applicare alla tua vita gli stessi parametri con cui misuri i tuoi successi al lavoro?

Buona vita, diceva l’amico Marco. Lui si sarebbe divertito un sacco a fare questi conti con me. Peccato non averci pensato prima.

Ipotizziamo, anzi non ipotizzarlo perché è così: la tua vita ha una durata determinata. Anche la mia, ma facciamo i conti con la tua così per scaramanzia (mi tocco, scusa). Siccome non la conosciamo, diciamo che questa durata è “x”. Sfortunatamente una parte della tua vita l’hai già bruciata. Chiamiamola “a”. Quello che ti resta da goderti è “x-a”. Indicativamente questo tempo verrà consumato in tre modalità: tempo libero, sonno e lavoro. Lasciamo da parte la mitologia delle 8 ore di sonno quotidiane: il tempo ideale da spendere a letto (a dormire) oscilla fra le sei ore e mezza e le sette ore e mezza (c’è un interessante post a proposito sul blog di Buffer). Facciamo sette ore, che noi siamo figaccioni giovani e produttivi. Aggiungiamo mezz’ora che fra metterci a letto e dormire ce ne passa e consideriamo che quella mezz’ora di sonno quotidiano in più che ti fatturo serva a coprire, nel tempo che ti rimane da vivere, quei momenti in cui dormirai di più perché malato, stanco, stressato o vecchio. In termini matematici, sette ventiquattresimi e mezzo di x-a è il tempo che occorre accantonare per rendere qualitativamente produttivi gli altri due terzi della tua vita. Quella lavorativa e quella che ti piacerebbe vivere. Sonno=(x-a)*7,5/24.

Ora assumiamo di lavorare otto ore al giorno. Poi ci sono gli spostamenti per andare al lavoro. Le trasferte di lavoro e così via. Diciamo che un’ora ad andare e un’ora a tornare possono essere una buona media. Quindi 10/24 di x-a sono bruciati in ore di lavoro. Questo se tu lavorassi anche il week-end, quindi togliamo due settimi da questo risultato. Dunque Lavoro=[(x-a) * 10/24] * 5/7].

Il tempo libero che ci resta è quello per cui viviamo. Ammesso e non concesso che tu non viva per lavorare. Puoi anche dirmi che il tuo lavoro ti piace, ma rispondi alla domanda: puoi non lavorare? Se puoi evitare di lavorare e lo fai per piacere, allora non è lavoro. È piacere: non farti pagare. Va nelle ore libere. Se ti piace il tuo lavoro è solo un vantaggio. Facciamo che una piccola parte del tuo lavoro ti piace farlo e lo faresti anche se non ti pagassero (non ci credo, ma te lo concedo): sposta pure delle ore di lavoro dall’altra parte. Io non lo faccio perché non lavorerei mai gratis. Vita(rimasta)=x-a-Sonno-Lavoro.

Poi ci sono tutta una serie di “rotture” quotidiane che ci tocca fare: per chi la spesa, per chi le pulizie di casa, per chi altro. Quantifichiamo in un’ora al giorno tutto questo? Varie ed eventuali (dal treno che ritarda alla macchina che si rompe) ce le giochiamo in una vita con mezz’ora al giorno. C’è un altro ventiquattresimo e mezzo da sottrarre (Rotture=(x-a)*1,5/24)

A questo punto inseriamo la variabile y, che sono le ferie.

Se Vita(rimasta)+y>Lavoro+Rotture allora la tua vita è un successo.

Vabbe’, a parte il gioco con i numeri e le variabili, a parte la matematica che la conosco anche poco e magari la formula non è correttissima (puoi sempre aiutarmi a scriverla meglio se ti va), quello che ti volevo condividere oggi è un invito a bilanciare affetti e lavoro sulle 24 ore e a conteggiare il tuo successo sul numero di ore che riesci a passare con i tuoi cari. Prova a tracciare per una settimana il tempo che spendi: quante volte il risultato della formula che ti ho proposto è vero? Quante no?

L’unica misura reale del successo è il tempo che riesci a passare con i tuoi cari. Significa che se l’aumento del guadagno non è inversamente proporzionale alla diminuzione del tempo necessario a produrlo allora stai miseramente fallendo. A meno che la nascita di tuo figlio non valga meno della chiusura di un nuovo contratto. Io mi sento che sto fallendo e ho deciso di metterci la testa per evitarlo.

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