Come meditare mi ha aiutato a ritrovare mia figlia

Vivere ogni momento con l’intenzione di godermelo è una delle sfide più complicate che affronto quotidianamente. C’è sempre qualcosa che viene dopo, o qualcosa che è venuto prima e non se ne va, e queste cose mi impediscono di vivere appieno quell’unico momento che conta davvero; di cui sono in grado di fare esperienza; che può incidere sulla mia vita.

Imparare a meditare mi ha aiutato a trarmi d’impaccio e continua a farlo. Sopratutto, è stato fondamentale nel ritrovare mia figlia.

Fare il papà è all’improvviso

Non ero preparato a fare il papà. Per le mamme è più facile: hanno nove mesi di tempo per entrare nell’ottica che c’è una creatura di cui si devono prendere cura. A noi papà ci capita all’improvviso e all’inizio è una figata pazzesca perché non abbiamo quasi nulla di cui preoccuparci. Quando però cominciamo a prenderci in carico quello scricciolo che ora comanda a casa nostra, allora cominciano i guai.

Dal momento in cui ha iniziato a interagire con il resto del mondo, mettere a dormine mia figlia è divenuto un problema. Cambiarla, pure. Giocarci perfino, noioso, difficile, una perdita di tempo con tutte le cose che avevo da fare. Cosi ho rischiato di perdere mia figlia. Anzi, qualche giorno l’ho persa davvero.

Mi sono ritrovato a imprecare perché non dormiva e io ero sveglio dall’alba per lavorare e portare avanti i miei progetti. Piano piano però le cose sono cambiate perché ho ricominciato a meditare tutti i giorni, come ero solito prima che la mia puffetta nascesse.


I benefici della meditazione

Pratico un certo tipo di meditazione che si chiama mindfulness. In estrema sintesi, è un processo che ti porta a concentrarti su te stesso e sul momento in cui ti trovi. Cominci sentendo il respiro che ti entra nelle narici e poi ne esce, lo seguì passare attraverso i tuoi organi vitali e cerchi di percepire le particelle di ossigeno che viaggiano nei tuoi globuli rossi sospinti in circolo dal tuo cuore mentre espiri. Il messaggio chiave è vivere il momento. Per capirci, evitare di fare quello che va al concerto per passare la serata con l’iPhone in mano a fotografare il palco e registrare le canzoni, anziché godersi l’evento.

La gioia nell’osservare e nel comprendere è il dono più bello della natura.Albert Einstein

La meditazione mi ha insegnato a concentrarmi su quello che sto facendo; vivere il momento, apprezzare quello che la vita mi porta e godermela. Combinata con un diario della gratitudine, è stata la svolta che mi ha portato qui su questo blog.

Quando mediti, la cosa più difficile è lasciare andare i pensieri che non c’entrano nulla con la tua meditazione.

Arrivano. È normale che lo facciano. Tutto sta nel non dargli peso, nel capire che non sono te e non hanno a che fare con quel momento. Devi imparare ad accettarli per quello che sono, ascoltarli un attimo e lasciarli andare senza corrergli dietro.

La storia di Tanzan, Ekido e la donna che non potevano toccare

Come si fa? Ti racconto una storia.
Un giorno i due monaci Tanzan ed Ekido, durante il loro viaggio di meditazione, si trovarono davanti a un piccolo torrente. Senza perdersi d’animo, i due iniziarono ad attraversare il fiumiciattolo a piedi, quando sopraggiunse una donna. Notato che la straniera era in difficoltà nell’affrontare l’acqua, Tanzan, senza pensarci un attimo, la prese sulle spalle e la traghettò sull’altra sponda. Conclusa la traversata, i due monaci salutarono la donna e ripresero il loro viaggio.

A sera, Ekido, che ci aveva rimuginato sopra tutto il giorno, chiese a Tanzan: “Perché hai aiutato quella donna? Sai che noi monaci non possiamo avere contatti con le donne”.

Rispose Tanzan: “Amico, io ho lasciato quella donna sulla sponda del fiume, tu la stai ancora portando sulle spalle”.

Così dev’essere dei tuoi pensieri durante la meditazione. Li accetti, li traghetti da una parte all’altra della tua testa e poi li saluti, per tornare a occuparti del tuo respiro.

Vivere ogni momento

Ora quando sto con mia figlia mi godo il momento e spesso quando lei si addormenta medito da solo qualche minuto, come per prolungare il piacere dì quell’esperienza.

La cosa più bella della meditazione è che non hai bisogno di sederti in terra a gambe incrociate e i pollici che fanno contatto con gli indici per meditare. Puoi farlo in qualunque momento semplicemente… Vivendo intenzionalmente quel momento e concentrandoti su di esso e quello che stai facendo.

Sì, be’, quella non è meditazione in senso stretto, ma per così dire un modo di importare nella vita i benefici della meditazione, che vanno ben al di là del singolo momento.

Neppure io ci credevo tanto all’inizio. Poi ho cominciato ad applicare i concetti che sperimentavo nella meditazione ai momenti che trascorrevo con mia figlia, perché non riuscivo a credere che una delle persone più importanti della mia vita fosse divenuta un problema.

Il rito della nanna come forma di meditazione

Ho cominciato dal rito della nanna. Io e puffetta oggi abbiamo un rituale a dire il vero poco condiviso da mia moglie. Saliamo al piano di sopra e la metto sul lettone. Le levo i calzini e i pantaloni “proteggi pigiama” e lei reagisce come un cagnolino a cui hai tolto il guinzaglio, lanciandosi verso la pila di cuscini sull’altro sponda del letto e gettandocisi in mezzo. Io comincio a contare. Uno.. due.. A quel punto lei si ferma e trattiene il fiato… Tre! E parte una scarica di solletico che attraversa tutto il letto per coglierla che lei sta già ridendo.

Dopo di che, ci inseguiamo per il letto battagliando per il calzino con cui lei vorrebbe giocare, fino a che la prendo in braccio e inizio a cantarle “Una lunga storia d’amore” di Gino Paoli1 e quando finisce l’adagio nel lettino intonando “Terra di betulla”.

Il ritmo e il ritornello di questa canzone mi ricordano i mantra imparati durante le lezioni di Yoga con un vecchietto che aveva trascorso la vita in India. Forse sono io che dò loro quel ritmo.

Che c’entra tutto questo con la meditazione? Hai ragione, te lo spiego. Durante tutto questo processo, e nella mezz’ora di gioco che lo precede, qualsiasi pensiero o distrazione che interferisce fra me e mia figlia è accolto e invitato ad accomodarsi in attesa che il nostro rituale si concluda.

In sei mesi mettere a letto mia figlia è passato dall’essere un problema che mi faceva smadonnare a divenire il mio rituale più bello. Sicuramente, quello più emozionante, perché in quei minuti io e puffetta stabiliamo una connessione emotiva al punto che, se mi distraggo e smetto di accarezzarle la fronte dopo averla cullata per un paio di strofe, lei mi prende la mano e inizia ad accarezzarsi da sola. Come a dire: “Dadà2, lascia andare quei pensieri.”

Sempre più spesso ne approfitto per meditare qualche minuto dopo che lei si è addormentata. È anche un modo per ringraziare di quello che ho avuto e ricordarmi quando mi troverò nella situazione che lei non si vuole addormentare che quello è un momento bellissimo e devo fare di tutto per godermelo. E che se dura un’ora come questa sera in cui scrivo questo post, è quella una delle o forse l’ora più bella della giornata.

Come puoi sfruttare la meditazione durante le tue giornate

Io non è che sia una persona speciale. Anche tu puoi fare questa cosa e non c’entra se tua figlia o tuo figlio sono piccoli, grandi, o al posto suo c’è tua moglie, la fidanzata, un genitore, un nonno o altro.

Ecco qualche “linea guida” da seguire, spunti che mi hanno aiutato a ritrovare mia figlia:

  • disabilita tutte le notifiche del telefono e programma la modalità “non disturbare” per i momenti importanti;
  • se squilla il telefono, non rispondere;
  • non accendere la TV;
  • anziché lasciare in giro l’iPad, lascia in giro qualcosa che vi appassioni, come per esempio il libro di Peppa Pig o la palla che suona;
  • insegnale, o meglio ancora, fatti insegnare qualcosa, fatti raccontare una storia, perché tua figlia ha sicuramente imparato qualcosa oggi che vuole raccontare a qualcuno e farti insegnare quello che ha imparato è il modo migliore per entrare nel suo mondo. E la stessa cosa vale per le persone che ti sono care.

  1. Quando era più piccola si addormentava solo con quella. De gustibus
  2. È il mio nome in codice. 
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