Tu lo sai come si fa una vacanza? Nelle scorse settimane ho maturato questa decisione: me ne vado in vacanza. Da tutto per un po’, da questo progetto fino a fine mese. Per darmi il tempo di riorganizzare le idee, ricaricare le batterie, e contaminarmi con qualcosa di nuovo. Già, ma cosa significa vacanza e soprattutto: come si fa una vacanza?

Il termine vacanza deriva da latino vacantia, plurale neutro del participo vacans, vacantis del verbo vaco, vacare. Letteralmente quindi essere vacante: i romani lo usavano per indicare l’assenza di un titolare o responsabile di una carica così come di un ufficio civile o ecclesiastico. Il verbo vaco invece aveva un significato più esteso. Veniva usato in tre occasioni:

  • per indicare il vagare, l’errare senza meta o il semplice andarsene in giro di qua e di là;
  • per estensione, indicava il propagarsi, diffondersi, estendersi di un qualcosa;
  • usato in un discorso significava fare digressioni o procedere senza ordine, più in generale divagare.

Nel parlare quotidiano vaco veniva usato anche per indicare l’assenza di coinvolgimento in qualcosa (es: a culpa vaco per non sono colpevo, a opere vaco per non ci ho lavorato, a metu ac periculis vacare per sono esente da paura e pericolo).

Dunque, andare in vacanza significa liberare la poltrona che occupiamo regolarmente, disimpegnarci per un periodo e aprire una parentesi per estendere qualcosa già presente.

Staccare dal lavoro per un lungo periodo non è semplice, ma pur continuando a lavorare ci si può prendere una vacanza comunque: esistono pur sempre le sere e i weekend, così come i festivi, solo che troppe volte teniamo acceso il telefonino e continuiamo a controllare l’email. Dunque, perché vacanza possa essere il prossimo mese lo dedicherò a fare spazio per pensare, prendere appunti, e coltivare passioni e interessi diversi dal solito. Nello specifico, ho in mente di ripetere l’esperimento per disintossicarmi dallo smartphone e scrivere più spesso nel mio giornale di bordo.

Ci sentiamo a settembre!

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