L’altro tuo io e la vostra coppia di fatto

Una coppia di fatto

L’unica persona con cui sei destinato a trascorrere il resto della tua vita è te stesso. Visto che tanto ti tocca conviverci, perché non prendere sul serio questo rapporto di coppia con quello meno arrendevole dei due?

A volte la gente non si accetta. O meglio, assume su di sé le volontà di genitori, società o amici e decide che con il vero se stesso è meglio non averci nulla a che fare. Più facile così.

Parlare con l’altro tuo io è però un’esigenza. Te lo porti appresso tutta la vita, non puoi ignorarlo. Corri il rischio di rendere inconcludente la vostra relazione.

Il coraggio di conoscere se stessi è un coraggio raro; e sono molti quelli che preferiscono incontrare il loro acerrimo nemico in campo aperto, piuttosto che il proprio cuore nell’armadio. Anonimo

Appuntamento al buio

Benché quasi tutti mi conoscano come Silvio Gulizia, ho in realtà un secondo nome a cui sono profondamente legato: Flavio. Quando ero piccolo, ricordo che spesso mi infilavo sotto le coperte, cioè proprio con la testa, arrivavo fin giù a metà del letto, e lì ci incontravamo per discutere di come stesse andando il nostro progetto di vita.

Lui è sempre stato la metà buona di me. Di per sé infatti io sono cattivo, ma lui mi ha sempre aiutato a non mostrarlo troppo.

Tu te lo sei mai dato un appuntamento con te stesso?


Vis-à-vis

Quei colloqui con Flavio iniziavano sempre con il punto delle cose da fare: con quale ragazzina flirtare, quale libro leggere quando gli altri andavano a dormire 1, quali attività extra scolastiche praticare, che professione intraprendere quando saremmo divenuti grandi e argomenti simili.

Scommetto che anche tu hai avuto un rituale del genere. O qualcosa di simile. Te lo ricordi? Oggi suppongo che faccia parte del passato. Sbaglio?

Io non posso più rintanarmi sotto le coperte perché mia moglie si insospettirebbe. E comunque con lei fra le braccia è difficile smaltire la pila di pensieri che si accumula quotidianamente sulla scrivania di Flavio.

L’altro giorno ho chiesto su Facebook ai miei amici se loro prendessero mai appuntamento con se stessi. Qualcuno ha risposto sotto la doccia, altri a letto, ma questi non sono veri appuntamenti. Per appuntamento intendo un momento esclusivo, in cui ci siate solo tu e lui. Allora, tu, che fai?

Come affrontare te stesso

Io oggi medito. O insomma, giù di lì. Da quando ho scoperto perché e come meditare ho iniziato a praticare con regolarità questa disciplina. Di fatto, si tratta di prendere un appuntamento con te stesso e stare lì ad ascoltare le scemenze che tu stesso hai da dirti.

Mi piace questa metafora: la mente è come un fazzoletto bianco; meditare equivale a pulirlo quando è divenuto sporco e inutilizzabile.

Nei miei appuntamenti con Flavio lui ha mantenuto il suo compito, di tenermi cioè sulla buona strada, mentre io – mannaggia l’età! – sono divenuto più accondiscendente.

Ora sto lì ad ascoltare, mentre prima parlavo parecchio di più io. Lui accoglie i pensieri che mi tormentano e gentilmente li invita ad accomodarsi in anticamera, riportandomi a noi due. È incredibile come sappia sempre focalizzarsi sugli aspetti più importanti della nostra vita e lasciarmi poi a riflettere su di essi nel corso della giornata.

Da grandi ci perdiamo di vista

Non è che io e Flavio avessimo smesso di parlarci e avessimo ricominciato ora che ho preso l’abitudine di meditare. Con il sopraggiungere dell’adolescenza infatti abbiamo cominciato a incontrarci sempre meno spesso.

Io sono cresciuto, lui invece no. È rimasto bambino, e ha continuato a fronteggiarmi con il coraggio e l’incoscienza che condividevamo quando nessuno ci poteva vedere. Così, quasi senza accorgermene, mi è passata la voglia di incontrarlo. Succede in tutte le relazioni in cui non c’è dialogo. A un certo punto, l’amore lascia spazio all’abitudine.

Subdolo, lui ha sfruttato ogni porta socchiusa per intrufolarsi nel mio cervello e darmi il tormento. Dei due, è sempre stato lui quello che più ci teneva alla nostra relazione. I segni tangibili di questa insubordinazione2 si sono visti sul mio blog silviogulizia.com.

Ho scritto di comunicazione, produttività e startup per anni; poi un giorno è arrivato un post “diverso”: Sognare per vivere3. Ne sono seguiti altri, e a un certo punto – così per mettere in ordine le cose – ne è uscito un eBook. Con mio grande stupore, persino una persona che prima mi disprezzava di nascosto ha poi confessato pubblicamente di aver tratto beneficio da quelle riflessioni.

Il gusto della vita

La vita è più facile da soli. Tenere in piedi una relazione complicata come quella con l’altro tuo io è impegnativo. Però, una vita più semplice sarebbe insipida.

Se corri sui binari che hanno posato altri, gli unici a sapere dove puoi arrivare sono solo loro. Per prendere un’altra strada però devi fare prima i conti con te stesso.

Per parlare con te stesso non è sufficiente metterti davanti allo specchio. Anzi, quelle volte che ci ho provato mi sono sentito un cretino e basta. Fare i conti con te stesso significa partire da te stesso.

Ti tocca interrogarti su chi sei davvero. E, quando l’hai scoperto, sederti a tu per tu con l’altro tuo io e cominciare a discutere. Stando per lo più zitto e ascoltando. È ok il lavoro che hai? La donna che frequenti? I tuoi rapporti con famiglia e amici? E se le cose non vanno bene, in che modo agire per metterle a posto?

Andare sulla luna, non è poi così lontano. Il viaggio più lontano è quello all’interno di noi stessi.Anaïs Nin

Come salvare la relazione

Lo so che è più facile evitarli, questi discorsi. Per trovare l’integrità, e cioè per allineare i tuoi obiettivi con i tuoi valori, questo è però l’unico strumento a tua disposizione.

Ora prova a prendere il calendario e segnarci un appuntamento con te stesso. Un momento in cui discuterete di voi due; del senso di questo viaggio; della rotta da seguire; per verificare se state veleggiando consapevolmente in una direzione o siete in balia dell’umore del mare.

È una rogna, eh! Per giunta, se questi incontri non sono periodici, i loro effetti hanno la durata di una bolla di sapone.

Però, se vuoi salvare la tua relazione con l’altro tuo io, devi cominciare a occuparti di lui.


  1. Questa cosa faceva parecchio incavolare mia madre, che spesso mi sorprendeva a dormire con il libro fra le mani e la luce del letto ancora accesa il mattino appresso. 
  2. Io ho sempre saputo di avere il comando su Flavio. E nessuno mi ha mai comunicato il contrario. Ora, comunque, la cosa è irrilevante perché lui fa un po’ come cacchio gli pare e io sono divenuto troppo vecchio per stare lì a discutere. 
  3. Concordo, il titolo fa veramente schifo. Però come posso cambiarglielo ora? La cosa peggiore è che ho dato lo stesso titolo all’ebook che ne è poi venuto fuori. 

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