5 esercizi per riconnettersi con i propri perché

Soffocati dalla quotidianità della vita, chi più chi meno ci ritroviamo ogni tanto col perderci per strada. Succede quando ci dimentichiamo dei nostri perché, delle ragioni per cui viviamo. Un ottimo modo per ricollegarci con essi è stendere un piano di vita e rivederlo regolarmente.

Questo articolo nasce come risposta all’obiezione che tanti mi hanno avanzato via email: non ho tempo per vivere intenzionalmente. Il tempo è uguale per tutti. 24 ore ogni giorno. 365 giorni all’anno. Quelli che hanno successo, nella vita come nel lavoro, sono così gelosi del proprio tempo che lo richiedono per se stessi prima che qualcun altro lo possa prenotare. E in fondo il segreto del loro successo è questo: che quando qualcuno gli chiede se gli può rubare un minuto, impediscono il furto.

Cos’è un piano di vita

Un piano di vita, come lo descrivono Michael Hyatt e Daniel Harkavy in Living Forward, è una bussola per ritrovare la strada della vita che vogliamo vivere, riuscire a dedicare il tempo necessario alle cose che più ci stanno a cuore, e raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati. Evitando così di venire fagocitati dal lavoro, dagli hobby o dalla famiglia, ma coltivando la necessaria armonia per realizzare appieno il nostro progetto di vita.

Questo non ci aiuta a prevenire gli accidenti quotidiani, ma quantomeno ci prepara ad affrontarli, mantenendoci proattivi nei confronti della vita. Il che significa definire le priorità così da imparare a dire di no alle distrazioni che ci si presentano sotto forma di occasioni senza alcuna soluzione di continuità.

In concreto, un piano di vita è un breve documento scritto che racconta come vogliamo essere ricordati e organizza le nostre priorità, indicandoci la strada da percorrere per morire senza (troppi) rimpianti. Esso si modifica e cresce insieme a noi.

Le conseguenze di non avere un piano di vita sono nefaste: senza un’idea di quello che vogliamo dalla nostra vita viviamo nella confusione, sperperiamo le nostre risorse economiche e il tempo che ci è dato, ci divoriamo le vere opportunità e ci ritroviamo con l’accettare quella perenne insoddisfazione – figlia della società delle occasioni – che genera solo rimpianti.


Come funziona un piano di vita

Una volta compilato, il piano va riletto per 90 giorni tutti i giorni – o comunque, per un lasso di tempo necessario a stamparcelo bene nella testa. Già dedicare del tempo ogni giorno a questa cosa è un bell’impegno, perché – come vedremo – ne verrà fuori un testo da una decina di minuti di lettura.

Successivamente, occorre rivedere settimanalmente e trimestralmente gli obiettivi fissati, per capire se ci stiamo muovendo nella giusta direzione o è necessario modificare la rotta.

Avere un piano non garantisce il raggiungimento degli obiettivi previsti. Esso infatti funziona come il navigatore dell’auto: inserisci la destinazione, cominci a viaggiare ed esso ti traccia la rotta, ma se resti fermo a guardare non succede niente.

È muovendoti infatti che inizi a ricevere feedback costanti, e così anche quando sbagli strada il piano è capace di riportarti sulla rotta impostata, aggirando eventuali ostacoli che si frappongono fra te e la meta.

Come un GPS però un piano non è perfetto. Ci devi interagire perché funzioni al meglio, e devi essere tu a un certo punto a prendere certe decisioni.

Com’è strutturato un piano di vita

La soluzione è dunque rendersi conto di dove siamo, decidere dove vogliamo andare e cominciare a dedicare il nostro tempo a quello che ci porterà dove vogliamo arrivare.

Un piano di vita, nella sua essenza, è composto dalle risposte a tre domande:

  • Come voglio essere ricordato?
  • Cosa conta di più nella mia vita?
  • Quali azioni devo compiere per spostarmi da dove sono a dove voglio arrivare?

Più nel dettaglio, esso si articola in cinque attività:

  1. Scrivere il nostro elogio funebre
  2. Definire i nostri Life Account, vale a dire i “clienti” della nostra vita, quelli a cui vogliamo dedicare il nostro tempo
  3. Valutare le condizioni attuali dei nostri Life Account
  4. Prioritizzare i Life Account
  5. Creare un piano di azione per ogni Life Account.

Come creare il proprio piano di vita

1. Scrivere il proprio elogio funebre

Non puoi pianificare un viaggio senza conoscere la destinazione. Per questo un piano di vita inizia dalla descrizione della fine. L’esercizio previsto consiste nello scrivere l’elogio funebre che verrebbe recitato oggi se fossimo morti un paio di giorni fa.

È molto probabile che questo non ci soddisfi. Quali sono i nostri più grossi rimpianti?

Questa pratica ci aiuterà a focalizzarci su quello che ci lasciamo alle spalle e stabilire come vogliamo essere ricordati e da chi.

Che ci piaccia o meno, è la nostra vita che definisce la nostra eredità. Scegliere da chi vogliamo essere ricordarti e come è un passaggio cruciale per procedere lungo la scrittura del proprio piano. Per questo dovremmo affrontare l’esercizio scrivendo prima il nostro elogio così come sarebbe oggi, e poi cosa vorremmo che dicessero le principali persone da cui vorremmo essere ricordati.

2. Definire i “clienti” della propria vita

Consumato il nostro funerale, dovremo occuparci di definire i nostri life account, ossia le persone e gli aspetti a cui ci vogliamo dedicare. Questo passa attraverso l’identificazione delle relazioni chiave della nostra vita, vale a dire attraverso un’analisi degli aspetti spirituali, intellettuali, relazionali, vocazionali e sociali di essa.

I nostri life account sono Dio1, il partner, figli e nipoti, genitori, fratelli, colleghi, clienti, compagni di squadra, amici, le persone che abbiamo formato, le comunità a cui apparteniamo, tutti coloro che sono vivi e con cui possiamo ancora interagire.

Il seguente schema è molto utile per definire i propri life account:

  • tu (a livello fisico, spirituale e intellettuale);
  • le tue relazioni (sentimentali, famigliari e sociali);
  • le tue attività (lavoro, hobby e finanze).

3. Valutare le condizioni attuali dei propri Life Account

A questo punto, uno per uno dobbiamo passare in rassegna i nostri “clienti” e valutare in che stato è il rapporto con loro.

Qui ci sono richiesti cuore e mente per scrivere in una frase quello che gli abbiamo dato finora.

Abbiamo fornito a questi clienti tutto il necessario per essere preparati a ricordarci come vorremmo? Forse dobbiamo fare qualcosa di più e meglio? Cosa serve ancora per farci ricordare anche dopo il nostro funerale? Abbiamo poco tempo a disposizione e se non lo dedichiamo a queste relazioni allora non verremo ricordati come vogliamo.

4. Prioritizzare gli aspetti della propria vita

Senza definire delle priorità, quando ci troviamo davanti a delle scelte non siamo in grado di distinguere fra quanto è allineato con la nostra vita e cosa invece ci allontana da essa. Non c’è bisogno di stare dietro agli altri se gli altri vanno dove noi non siamo interessati ad andare, ma se non abbiamo definito dove vogliamo andare prenderemo per buona ogni volta la strada che ci viene proposta.

Per questo è necessario prioritizzare i nostri life account. La vita richiede sacrifici ogni giorno, e chi è senza priorità sacrifica per abitudine ciò che mettendoci la testa si guarderebbe bene dal sacrificare.

Chi non ha priorità sacrifica per abitudine ciò che mettendoci la testa si guarderebbe bene dal gettar vita. Click to Tweet

Nello svolgere questo esercizio, è necessario rendersi conto che Io deve stare necessariamente in cima alla lista, o giù di lì. Allo stesso modo in cui su un aereo in avaria ci è richiesto di metterci la mascherina per l’ossigeno prima di aiutare gli altri, allo stesso modo nella nostra vita se non stiamo bene noi non saremo mai in grado di occuparci di quanto è per noi importante.

5. Creare un piano d’azione

Per ogni “cliente” dobbiamo compilare una scheda che definisca il nostro ruolo e le nostre responsabilità nei suoi confronti.

Il piano d’azione per ogni cliente si compone di cinque parti:

  1. Proposito: quello che vogliamo realizzare in relazione a quella persona o aspetto di vita (esempio per l’account di mia figlia: Prendermi cura delle sue necessità, essere il suo miglior amico e insegnarle a vivere secondo le sue intenzioni) ;
  2. Visione del futuro: descrizione di come concretamente sarà il nostro futuro in relazione a questo specifico cliente quando avremo realizzato il nostro piano (es.: Giochiamo insieme tutti i giorni e diamo vita alle sue fantasie, ogni giorno le insegno una cosa nuova e l’aiuto a raggiungere i suoi obiettivi, offrendole una formazione montessoriana);
  3. Citazione ispirazionale: opzionale, un motto che ci aiuti a mantenere il focus in questo campo.
  4. Realtà corrente: una descrizione del reale stato delle cose (es.: Non sono sempre proattivo nella sua educazione e quando me lo chiede la metto davanti alla TV anziché inventarmi un gioco nuovo);
  5. Azioni da compiere: cosa dobbiamo fare per raggiungere il nostro obiettivo, tenendo presente che dobbiamo indicare attività specifiche, misurabili, che descrivano azione, realistiche, e temporalmente definite (es: Vestirmi e andare in bagno prima che mia figlia si alzi così da non doverla mettere davanti alla TV per farlo; Inventare ogni sera un gioco che le insegni qualcosa da proporle quando mi chiede di vedere la TV; Insegnarle ogni giorno una parola nuova).

Come per costruire un’abitudine, anche in questo caso la regola è pianificare piccoli miglioramenti. Grandi cambiamenti a volte sono necessari, ma nulla cambia con uno schiocco di dita.

Quanto ci vuole per scrivere il proprio piano

Hyatt e Harkavy suggeriscono di dedicare al piano un’intera giornata. Io sono riuscito a compilarlo in circa quattro ore dopo aver svolto (più volte) il percorso che ho suggerito nella Sfida di Vivere Intenzionalmente, che ho costruito per aiutare chi vuole vivere secondo le proprie intenzioni a riconnettersi con i propri perché e strutturare un metodo per vivere la propria vita secondo le proprie intenzioni. E scrivo anche tutti i giorni da oltre vent’anni.

A tutti coloro che non hanno seguito lo stesso percorso, consiglio di accantonare davvero un giorno intero, completamente offline, per dedicarsi alla stesura del proprio piano, perché fare chiarezza su alcuni punti è davvero complicato, e mettere insieme i pezzi non è immediato se non ci hai riflettuto a lungo sopra.

Detto questo, uno può anche dedicarsi alla stesura del piano come esercizio una tantum: gli servirà quanto meno a fare un po’ di chiarezza sui valori della propria vita e sulle azioni necessarie per viverla. Però, tenere il navigatore spento non aiuta a raggiungere la destinazione.

Come trovare il tempo per fare il piano della propria vita

Il tempo non si crea né si distrugge. Non si trova. Si spende e basta. Non è vero che non hai tempo per te stesso: le persone trovano sempre il tempo per le cose importanti, e se non hai tempo per te è perché hai deciso che qualcos’altro è più importante (ma se avessi vinto la lotteria e dovessi ritirare 1 milione di euro entro questa sera o li perdi, troveresti il tempo, vero?)

L'uomo saggio sa che ha i giorni contati e agisce di conseguenza Click to Tweet

È questo pensiero che mi ha portato ad assemblare la Sfida di Vivere Intenzionalmente: è una risposta al proliferare delle distrazioni che ci impedisce di vivere. Lungi da me credere di essere una persona saggia: nei miei articoli e nella Sfida sono raccolti i consigli di persone più sagge di me, che ho personalmente messo in pratica a applicato alla mia vita, e poi assemblato sfruttando le competenze che ho appreso in venti anni di onesto lavoro come cronista e redattore.


  1. Cosa direbbe Dio al tuo funerale? Al mio era mezzo dispiaciuto e mezzo incazzato proprio, e questo devo dire che per me è stato un forte stimolo a cambiare il mio approccio alla vita di tutti i giorni. 
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Scopri come:

  1. 1. Gestire in modo militaresco il calendario
  2. 2. Individuare e programmare le priorità
  3. 3. Dire di no a ciò che ti ruba tempo (e farti rispettare)

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